Carlo Verdelli ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui descrive la situazione della politica italiana discretamente confusa sia nel campo della maggioranza, con l’ascesa de fenomeno Vannacci, sia nel campo dell’opposizione.
Scrive Verdelli: ”L’incursione del nuovo uomo forte è cominciata con l’imboscata che il generalissimo ha teso all’incauto Salvini, sedotto, abbandonato e adesso pure saccheggiato di parlamentari proprio dal suo fresco ex vicesegretario. A seguire, il leader del neonato Futuro nazionale ha cominciato a sparare a raffica messaggi imbarazzanti anche per il governo Meloni, come se gli importasse zero di essere comunque stato eletto all’europarlamento proprio nelle file dell’esecutivo in carica. Quale futuro, dunque, per una coalizione che si ritrova in casa un leader che ha costruito la sua fulminante carriera post militare sul politicamente scorretto portato all’estremo? La summa del suo credo, apparsa come una folgore ne Il mondo al contrario (agosto 2023), contiene un campionario di nemici da combattere: femminismo, ambientalismo, gay e lesbiche («normali non lo siete, fatevene una ragione»), più una curiosità, così la chiama lui, per le persone di colore («fingevo di perdere l’equilibrio nella metro per poggiare accidentalmente la mano sopra la loro e capire se quella pelle fosse al tatto più o meno rugosa della nostra»)”.
E continua: ”In appena tre anni, con un libro auto-pubblicato, Roberto Vannacci è diventato un protagonista della scena politica italiana. Il fatto che sia un militare di lunga carriera e che abbia giurato di servire con fedeltà la nostra Costituzione, e i valori che la innervano, non sembra fare velo né alle sue ambizioni né tantomeno ai suoi propositi di rottamazione della democrazia. Sa lui come rimettere per il verso giusto il mondo, e dietro al pifferaio in stivaloni da parata militare la fila si allunga. Grandi manovre in corso. Confonderle con una rumorosa esercitazione muscolare sarebbe un errore”.
Il fenomeno Vannacci e l’impatto sulla destra
L’editoriale analizza la fulminea ascesa politica di Roberto Vannacci, leader del neonato movimento Futuro nazionale. Nato dal successo del suo libro auto-pubblicato nel 2023, Vannacci si sta trasformando in una variabile decisiva per le elezioni politiche del 2027. La sua crescita — fatta di piazze piene, sondaggi in ascesa e ingenti finanziamenti — sta drenando parlamentari e consensi alla coalizione di governo, a partire dalla Lega di Salvini (nelle cui file era stato eletto all’Europarlamento).
I tre fronti e il concetto di “remigrazione”
Vannacci sta portando il politicamente scorretto all’estremo, muovendosi su tre fronti internazionali delicati: lo scetticismo verso l’Unione Europea, il sostegno a leader come Putin, Trump e Netanyahu, e una linea radicale contro l’immigrazione.
Il punto più critico della sua propaganda è l’uso del termine “remigrazione”. Dietro questa parola apparentemente neutra si cela, secondo Verdelli, un disegno di stampo suprematista. Vannacci non propone solo il rimpatrio dei clandestini o dei cittadini stranieri che commettono reati, ma teorizza l’espulsione forzata e la deportazione di chiunque sia “incompatibile con l’occidente” e rifiuti di assimilarsi completamente, rinnegando la propria cultura d’origine.
Il dilemma della coalizione di governo
La crescita del generale mette in seria difficoltà i partiti della maggioranza, che non sanno come gestire questa nuova “destra più a destra”:
- Forza Italia: ha già preso le distanze, ribadendo la propria identità liberale, europeista e legata ai diritti della persona.
- Lega: resta in silenzio, ferita dal “tradimento” politico di Vannacci e scavalcata su un terreno storicamente proprio.
- Fratelli d’Italia: teme l’emorragia di consensi verso posizioni più radicali.
Il nodo cruciale per Giorgia Meloni: isolarlo è difficile, moderarlo è quasi impossibile. Accoglierlo nella coalizione rischierebbe di spaccare l’alleanza con Forza Italia e la Lega, isolando l’Italia a livello internazionale a causa di derive suprematiste.
Conclusione
Verdelli conclude sottolineando il paradosso di un ex generale che, nonostante il giuramento di fedeltà alla Costituzione, persegue ambizioni che puntano a scardinare i valori democratici. Le sue mosse non vanno minimizzate come una semplice prova di forza passeggera, ma lette come grandi manovre politiche destinate a cambiare gli equilibri del Paese.
9 giugno 2026





