Il prof. Ernesto Galli della Loggia ha pubbicato sul Corriere dell Sera un editoriale in cui affronta i problemi dell democrazie occidentali. Scrive Galli della Loggia: ”
Scrive Galli della Loggia: ”È ormai un luogo comune: oggi in Europa le democrazie non godono di buona salute e il loro indice di gradimento non è certo tra i più alti (anche perché, ricordiamolo, sono gli unici regimi la cui popolarità è più o meno misurabile attraverso quell’indice rozzo ma pur sempre significativo che sono i risultati elettorali. Dove le elezioni non ci sono o sono finte ogni misurazione di gradimento del regime politico è in realtà impossibile)”.
E aggiunge: ”Un tempo la vittoria elettorale di uno schieramento su un altro poteva significare ad esempio nuove leggi che decidevano in maniera rilevante sull’uso delle risorse collettive, spostavano il potere, cambiavano realmente la vita delle persone e dei gruppi sociali”.
1. La crisi di gradimento delle democrazie europee. Le democrazie in Europa attraversano una profonda crisi di popolarità. Agli occhi dei cittadini appaiono come regimi “freddi”, incapaci di generare un reale coinvolgimento emotivo, un senso di identificazione o una vera partecipazione. Questa sfiducia non deriva solo dalle crescenti difficoltà economiche e dall’incapacità dello Stato di mantenere le promesse di benessere ed eguaglianza.
2. La fine dell’agonismo politico e del valore simbolico del voto. La crisi attuale ha radici più profonde: la politica è stata privata del suo aspetto agonistico, dello scontro e del conflitto (seppur pacifico). In passato, la democrazia offriva una forte “autorappresentazione pubblica” e un impatto emotivo: la notte elettorale rappresentava il momento simbolico in cui il potente veniva cacciato dal trono e le vittorie politiche si traducevano in riforme reali che cambiavano la vita delle persone. Oggi questo valore simbolico e concreto è quasi del tutto scomparso.
3. La mediocrità della classe politica. L’Europa è oggi governata da classi politico-parlamentari mediocri, di stampo burocratico-impiegatizio, prive di grandi idee, forza e personalità. Queste leadership sono consapevoli della propria irrilevanza e della fragilità geopolitica dei rispettivi Paesi, e si muovono senza il sostegno di elettorati coesi o motivati.
4. L’immobilismo di fronte alle minacce epocali. Mentre la classe politica e l’opinione pubblica rimangono ancorate a vecchi pregiudizi del Novecento e a sterili faziosità, l’Europa si trova ad affrontare sfide drammatiche e urgenti:
- Il cambiamento demografico e la minaccia all’identità civile e religiosa.
- Il declino del patrimonio umanistico e scolastico, travolto da un malinteso “pregiudizio inclusivo-democratico”.
- L’abbandono da parte dello storico alleato americano.
- La totale carenza di autonomia nei sistemi satellitari, nelle fonti energetiche e nelle catene di approvvigionamento. Nonostante il mondo sia “in fiamme”, l’Europa (e in particolare l’Italia, dove ad esempio il tema della difesa e degli armamenti è ancora un tabù pacifista) sembra cullarsi in un “dolce sonno”.
Conclusione: l’urgente bisogno di una nuova leadership. L’autore conclude con un appello: per sopravvivere e cambiare rotta, i sistemi politici europei hanno uno straordinario e urgente bisogno di leader determinati, capaci di una visione a lungo termine e disposti a prendere decisioni coraggiose, chiedendo ai cittadini i sacrifici necessari e spiegandone chiaramente le ragioni.
7 giugno 2026





