Ecco una sintesi dell’editoriale di Serena Sileoni pubblicato su La Stampa:
Il legame
tra economia, demografia e società L’autrice esordisce affermando che la
bassa crescita economica e l’alto debito pubblico italiano non sono solo dati
economici, ma la fotografia di una società ripiegata su se stessa. La spesa
pubblica privilegia il mantenimento del presente e la tutela delle generazioni
più anziane (l’Italia dei “boomer”), trascurando i giovani. Questo
squilibrio intergenerazionale è alimentato anche dal fatto che i giovani stessi
attendono un trasferimento di ricchezza da parte delle famiglie anziane,
rendendo difficile affrontare seriamente il problema. Tuttavia, come ricordato
anche dal Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, offrire un futuro ai
giovani è un dovere di efficienza e di giustizia sociale, coerente con il patto
intergenerazionale alla base della Costituzione.
Il circolo
vizioso della bassa produttività La scarsa produttività del sistema
italiano crea un circolo vizioso: genera una domanda insufficiente di lavoro
qualificato, disincentivando così gli investimenti nell’istruzione. Di
conseguenza, le competenze non si formano o, se si formano, emigrano
all’estero.
L’errore
della politica e il ruolo dell’istruzione La politica affronta i nodi della
bassa crescita e dei salari bassi agendo solo su leve fiscali, sussidi o regole
del mercato del lavoro. Ignora, invece, che il problema nasce a monte, nel
sistema dell’istruzione e della formazione, l’unico vero motore in grado di
garantire la mobilità sociale, ridurre le diseguaglianze e valorizzare il
merito e lo spirito critico.
I limiti del
sistema scolastico e universitario Sebbene la scuola italiana
“regga”, sta perdendo la sfida con la modernità. Invece di discutere
di riforme strutturali, il dibattito politico si arena su questioni
superficiali (come la presenza o meno dei Promessi Sposi nei programmi). Al contrario,
bisognerebbe investire sulla valorizzazione degli insegnanti, dare autonomia a
scuole e presidi per superare una programmazione centralizzata obsoleta e
accogliere le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale come strumenti
didattici. Anche l’università appare frenata da un eccesso di burocrazia e
cicli di autovalutazione, laddove servirebbe un sistema dinamico, capace di
integrarsi con il territorio e di aprirsi a relazioni internazionali e
tecnologiche avanzate.
Conclusioni
Istruzione, formazione e didattica rimangono tragicamente escluse dal dibattito
politico sullo sviluppo economico e civile del Paese. Per questo motivo,
conclude l’autrice, il richiamo del Governatore della Banca d’Italia a questi
temi è particolarmente prezioso: difficilmente entreranno nei programmi
elettorali, ma è fondamentale che inizino a far parte del dibattito pubblico.


