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Esteri

L’Europa finisce nel mirino: così la Russia ha deciso di ampliare il perimetro

Federico Rampini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale si sofferma sull’offensiva del Cremlino che si allarga. I timori occidentali sui piani di Putin. La percezione. La novità è l’idea che Mosca sia disposta a correre rischi maggiori rispetto al passato. Il caso. L’incidente romeno arriva mentre Mosca intensifica gli attacchi contro Kiev.

Scrive Rampini: ”L’incidente romeno arriva mentre Mosca intensifica gli attacchi contro Kiev e mentre cresce tra gli alleati occidentali il timore che il Cremlino possa cercare di modificare gli equilibri del conflitto allargandone il perimetro. Non esistono prove che la Russia stia preparando un’offensiva convenzionale contro un Paese della Nato. Tuttavia una serie di segnali, dichiarazioni e movimenti hanno convinto molti governi europei che il rischio di una pericolosa escalation non possa più essere escluso”.

E continua: ”Finora Putin è riuscito a evitare una mobilitazione generale con servizio di leva obbligatorio per tutti. Ha preferito incentivi economici, reclutamenti regionali, arruolamenti nelle carceri e contratti ben remunerati. Ora questa strategia mostra segni di esaurimento. Sul piano politico, una mobilitazione sarebbe difficile da conciliare con la narrazione ufficiale che da quattro anni e tre mesi annuncia vittoria imminente. Se davvero la guerra sta andando bene, perché richiamare nuove masse di soldati?

Aggiungendo: ”Da tempo i servizi di sicurezza europei osservano una crescente aggressività russa nelle operazioni ibride. Cavi sottomarini danneggiati, attacchi informatici, campagne di disinformazione, interferenze politiche. Tutto ciò non è nuovo. La novità è la percezione che Mosca possa essere disposta a correre rischi maggiori rispetto al passato. Secondo numerosi responsabili europei, il conflitto non riguarda soltanto il controllo di territori ucraini ma la natura stessa dell’ordine europeo nato dopo la fine della Guerra fredda”.

Il contesto e l’incidente in Romania. La guerra in Ucraina è bloccata da oltre quattro anni in un logorante conflitto di posizione, in cui i fronti si muovono lentamente a fronte di perdite enormi. In questo scenario di stallo si inserisce l’ultimo inquietante segnale: l’incursione di un drone russo nello spazio aereo della Romania, Paese membro della NATO. Sebbene non ci siano prove di un’offensiva militare convenzionale imminente contro l’Alleanza Atlantica, l’episodio riaccende i timori occidentali sulla reale disponibilità di Vladimir Putin ad allargare il perimetro del conflitto.

I segnali e le minacce ai Paesi europei. La pressione e l’aggressività della Russia si stanno già manifestando concretamente su altri fronti europei:

  • Repubbliche baltiche: Mosca ha rivolto minacce alla Lettonia (accusata di ospitare operatori di droni ucraini) evocando la possibilità di colpire i suoi “centri decisionali”, mentre la Lituania ha dovuto attivare procedure di emergenza per droni sospetti provenienti dalla Bielorussia.
  • Intimidazioni industriali: il ministero della Difesa russo ha diffuso pubblicamente gli indirizzi di aziende europee che collaborano con l’industria militare ucraina, inviando un chiaro messaggio di avvertimento.

Il dilemma interno di Putin. A spingere il Cremlino verso una potenziale escalation è un paradosso interno. L’esercito russo subisce perdite mensili difficilmente sostenibili e i metodi di reclutamento alternativi (incentivi economici, arruolamento nelle carceri) mostrano segni di esaurimento. Tuttavia, decretare una mobilitazione generale obbligatoria sarebbe politicamente rischioso, poiché contraddirebbe la narrazione ufficiale che da più di quattro anni promette una vittoria imminente. Per giustificare un simile sforzo bellico agli occhi della popolazione, Putin potrebbe quindi aver bisogno di drammatizzare il conflitto, cercando lo scontro.

Le due forme di escalation (Verticale vs Orizzontale). Gli analisti ipotizzano due possibili vie d’azione per Mosca:

  1. Escalation verticale: aumentare l’intensità della guerra rimanendo entro i confini geografici attuali (più bombardamenti sull’Ucraina e più minacce nucleari).
  2. Escalation orizzontale (la più temuta): estendere il conflitto oltre i confini ucraini. Questa non si tradurrebbe necessariamente in un’invasione tradizionale, ma in una guerra ibrida e provocatoria: sabotaggi, cyberattacchi, danni ai cavi sottomarini, campagne di disinformazione e incursioni di droni (come in Romania) volti a testare la coesione e la reattività della NATO.

In conclusione. La vera novità non è tanto l’uso delle tattiche ibride, quanto la percezione che Mosca sia oggi disposta a correre rischi molto più alti rispetto al passato. La storia recente dimostra che Putin ha una forte propensione alla scommessa strategica azzardata (come i pregressi interventi in Siria e Ucraina) e l’incidente romeno dimostra quanto sia ormai sottile la linea di separazione tra la guerra ucraina e il resto del continente europeo.

30 maggio 2026