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Economia

La sferzata del Fmi : “Debito troppo alto. Basta sconti sulle accise, via la flat tax”

Fabrizio Goria ha pubblicato su La Stampa un articolo riguardante il rapporto del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sull’economia italiana, che non appare proprio in salute, come a più riprese, sostenuto dal governo.

Scrive Goria: ”Il cuore del monito di Washington risiede, tuttavia, proprio nella tenuta dei conti pubblici. Nonostante un calo del deficit al 3,1% del Pil nel 2025 e un avanzo primario salito allo 0,8%, la montagna dell’indebitamento resta un fattore di estrema vulnerabilità. A fine 2025 la mole delle passività ha toccato il 137% del Pil. Le dinamiche «rimangono vulnerabili alla crescita, ai tassi di interesse e agli choc di fiducia», avverte il Fondo. Per mettere in sicurezza la Penisola, la delegazione richiede un sacrificio suppletivo. «Un ritmo più rapido di riduzione del debito rafforzerebbe in misura sostanziale la resilienza». L’istituzione quantifica l’intervento domandando «sforzi fiscali aggiuntivi di circa l’1% del Pil durante il 2026-2027, oltre a quanto già pianificato», per solidificare il taglio del passivo. L’obiettivo, secondo Washington, è generare un ciclo virtuoso di rendimenti più bassi capaci di stimolare la crescita e attrarre investimenti privati internazionali”.

E prosegue, citando le frasi del rapporto: ”«L’economia italiana è destinata a continuare a crescere a un ritmo modesto», nota il Fmi. Il Prodotto interno lordo si è fermato a una espansione dello 0,5% nel 2025, e le stime per l’anno in corso e per il 2027 confermano la medesima dinamica. A pesare sono la recrudescenza dei conflitti in Medio Oriente, un rincaro dell’inflazione misurato al 2,8% in aprile, che potrebbe peggiorare nei mesi successivi, e i limiti storici del Paese».

L’allarme del FMI e il debito pubblico. Il Fondo Monetario Internazionale, al termine della missione “Article IV”, ha espresso forte preoccupazione per la tenuta dei conti pubblici italiani. Nonostante una leggera riduzione del deficit, il debito rimane altissimo (previsto al 137% del Pil nel 2025), rendendo l’Italia estremamente vulnerabile a shock esterni, variazioni dei tassi d’interesse e crisi di fiducia dei mercati.

Le richieste di correzione (fiscalità e accise). Per mettere in sicurezza il Paese, il FMI chiede interventi drastici e un cambio di passo rispetto alle politiche attuali:

  • Stop alla Flat Tax: il Fondo suggerisce di eliminare l’aliquota agevolata per i lavoratori autonomi per ampliare la base imponibile e garantire maggiore equità.
  • Revisione del catasto: viene caldeggiato l’aggiornamento dei valori immobiliari.
  • Accise e sussidi: il FMI boccia gli sconti generalizzati sulla benzina e sul diesel, suggerendo di sostituirli con aiuti economici mirati esclusivamente alle famiglie più vulnerabili.
  • Sforzo aggiuntivo: viene richiesto un ulteriore taglio del deficit pari all’1% del Pil per il biennio 2026-2027 rispetto a quanto già pianificato dal governo.

Prospettive di crescita deboli. Il quadro macroeconomico descritto è di sostanziale stagnazione. La crescita del Pil è stimata allo 0,5% per il 2025 e si prevede che rimarrà modesta (intorno allo 0,6%) anche nel medio periodo a causa di:

  • Invecchiamento precoce della popolazione.
  • Bassa produttività strutturale.
  • Incertezze geopolitiche (conflitti in Medio Oriente) e prezzi dell’energia elevati.

La risposta del Governo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha replicato con freddezza, minimizzando l’allarme sul debito (definito “non una novità”) e attribuendo le difficoltà attuali al peso dei pagamenti legati ai bonus edilizi del passato (Superbonus). Giorgetti ha rivendicato l’attenzione del governo nella gestione della finanza pubblica, nonostante le critiche di Washington.

Il contesto europeo. L’analisi del FMI si sposa con i timori della BCE sulla stabilità finanziaria europea, messa a dura prova dalle tensioni internazionali. In questo scenario, riforme strutturali e rigore fiscale appaiono per il Fondo come passaggi obbligati per evitare che l’Italia resti schiacciata dal proprio debito.

28 maggio 2026