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Editoriali

Draghi, scossa all’Unione: ora dobbiamo difenderci da soli

Mara Gergolet ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui scrive del discorso tenuto da Mario Draghi ad Aquisgrana, dove ha ricevuto il prestigioso Premio Carlo Magno per il suo contributo all’integrazione europea.

Scrive Gergolet: ”L’ex premier italiano propone di completare davvero il mercato unico; una politica industriale; insiste sulla necessità della difesa europea e dell’autonomia strategica. Con un messaggio ai sovranisti: «Persino i partiti che hanno costruito la loro identità sulla sovranità nazionale riconoscono ora che nessuna nazione europea può difendersi da sola». La sua via d’uscita si chiama «federalismo pragmatico». Per Draghi, l’Europa a 27 non riesce a decidere perché tutto viene diluito da procedure e compromessi. Per questo, si dovrebbe «permettere ai Paesi che vogliono avanzare di farlo». Ma anche creare consenso. Serve «più capacità di decisione politica», più coraggio. Lo chiedono gli stessi cittadini. «Alcune decisioni richiedono una scala che solo l’europa può fornire. Altre un grado di legittimità democratica che deve essere costruito dal basso». Il finale, è un appello democratico”.

Il messaggio centrale di Draghi è netto: l’Europa deve prepararsi a difendersi e a contare su sé stessa, perché il quadro geopolitico è cambiato radicalmente. Secondo lui, gli Stati Uniti non sono più il garante affidabile della sicurezza europea come nel dopoguerra, mentre la Cina non può essere un’alternativa, dato il suo sostegno alla Russia.

Draghi sostiene che l’Unione Europea stia affrontando sfide enormi con strumenti istituzionali inadatti. Il modello europeo, costruito per evitare concentrazioni di potere dopo le guerre mondiali, oggi mostra limiti evidenti: troppe procedure, compromessi e incapacità decisionale.

Nel suo intervento individua tre grandi fragilità dell’Europa:

  • dipendenza economica dalla domanda esterna;
  • dipendenze strategiche da altri Paesi;
  • ritardo tecnologico rispetto a Stati Uniti e Cina, considerato il problema più grave.

Per uscire dalla crisi propone:

  • completare davvero il mercato unico;
  • sviluppare una politica industriale europea;
  • rafforzare la difesa comune;
  • costruire una maggiore autonomia strategica.

La sua proposta politica viene definita “federalismo pragmatico”: permettere ai Paesi europei che vogliono integrare di più le proprie politiche di andare avanti più rapidamente, aumentando però anche la legittimazione democratica delle decisioni europee.

Nel discorso emerge anche una critica implicita all’approccio troppo morbido verso gli Stati Uniti di Donald Trump: secondo Draghi, negoziati e compromessi non bastano più e l’Europa deve diventare più assertiva.

L’articolo sottolinea inoltre il forte valore simbolico della cerimonia: in Germania, un tempo diffidente verso Draghi ai tempi dell’austerità, oggi lo celebra come figura centrale dell’unità europea. Accanto a lui erano presenti leader come Ursula von der Leyen e Christine Lagarde.

La conclusione del discorso è un appello politico e democratico: trasformare la crisi attuale in una nuova occasione di unione europea, con più coraggio e capacità decisionale comune.

15 maggio 2026