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Politica

Gli italiani e la legge elettorale-truffa di FdI

I partiti della maggioranza di governo vogliono modificare la legge elettorale, il Rosatellum. Appare di tutta evidenza la strumentalità dell’operazione. Gli esperti hanno spesso suggerito che se una legge elettorale ha bisogno di modifiche, non è che non la si possa modificare, ma la si dovrebbe porre in discussione all’inizio di una legislatura e con il consenso di tutte le forze politiche e non il solo contributo delle forze di maggioranza. Cosa succede in altri Paesi europei? Le leggi elettorali sono soggette a modifiche frequenti come in Italia?

Vediamo.

In Europa l’Italia è considerata un caso piuttosto anomalo per la frequenza con cui cambia la legge elettorale. Dal 1993 a oggi il sistema per eleggere il Parlamento è stato modificato più volte: dal Mattarellum al Porcellum, poi Italicum, Rosatellum, oltre a interventi della Corte costituzionale e continue discussioni su nuovi modelli. Questo produce un’impressione di “instabilità delle regole del gioco” che in molti altri Paesi europei è meno marcata.

Ci sono però differenze importanti tra gli ordinamenti europei.

Paesi con sistemi molto stabili

In diversi Stati europei la legge elettorale cambia raramente e solo dopo ampi accordi politici.

  • In Germania il sistema proporzionale personalizzato è sostanzialmente stabile dal secondo dopoguerra. Vi sono stati aggiustamenti tecnici (ad esempio sui seggi aggiuntivi e compensativi), ma senza cambiare la logica generale del sistema.
  • Nel Regno Unito il sistema maggioritario uninominale (first past the post) è rimasto praticamente invariato per decenni.
  • In Spagna il modello proporzionale introdotto nella transizione democratica degli anni ’70 è stato modificato solo marginalmente.
  • Nei Paesi nordici, come Svezia o Danimarca, prevale una forte cultura del consenso: le riforme elettorali sono rare e generalmente condivise.

In questi sistemi si considera importante che le regole elettorali siano relativamente neutrali e non percepite come costruite per il vantaggio immediato della maggioranza del momento.

Paesi dove le modifiche esistono, ma con forti garanzie

Alcuni Paesi cambiano le regole più spesso, ma seguendo procedure che limitano la convenienza politica immediata.

  • In Francia il sistema elettorale è stato modificato più volte sotto la Quinta Repubblica, ma i cambiamenti sono stati relativamente limitati e inseriti in un quadro istituzionale molto stabile.
  • In Grecia si sono avute numerose riforme negli ultimi decenni, spesso legate al premio di maggioranza. Tuttavia molte modifiche non entrano immediatamente in vigore: la Costituzione prevede che, salvo maggioranze molto ampie, la nuova legge si applichi dalla legislatura successiva. Questo riduce l’incentivo a “scrivere le regole per la prossima elezione”.
  • In Portogallo e in altri ordinamenti sono richieste maggioranze parlamentari rafforzate o consultazioni estese.

Il caso italiano

L’Italia si distingue per almeno tre aspetti:

  1. Elevata frequenza delle riforme
    Le modifiche sono spesso collegate a crisi politiche contingenti o a convenienze elettorali immediate.
  2. Forte conflittualità politica
    Le riforme vengono spesso approvate dalla sola maggioranza parlamentare, con opposizioni contrarie. Questo alimenta il sospetto di “leggi elettorali di parte”.
  3. Ruolo della Corte costituzionale
    Diverse leggi italiane sono state corrette o parzialmente annullate dalla Corte costituzionale, cosa meno frequente in altri Paesi europei.

Le raccomandazioni internazionali

Organismi europei come la Commissione di Venezia sostengono da tempo alcuni principi:

  • evitare modifiche della legge elettorale poco prima del voto;
  • cercare il massimo consenso possibile;
  • garantire stabilità delle regole democratiche.

Secondo queste raccomandazioni, le norme fondamentali del sistema elettorale non dovrebbero essere cambiate nell’anno precedente alle elezioni, salvo ampio accordo politico.

In sintesi: in Europa le leggi elettorali possono certamente cambiare, ma nella maggior parte delle democrazie occidentali ciò avviene con minore frequenza e con maggiore ricerca di consenso rispetto a quanto accaduto in Italia negli ultimi trent’anni.

13 maggio 2026