Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Scienza & Tecnologia

La memoria del cav. prof. Felice Garelli. 7

Presentata a concorso dal  Cav. Prof. Felice Garelli, premiata con Medaglia d’oro dal  Congresso Enologico  tenutosi nel settembre 1868 in Mondovì a cura del Comizio Agrario.

EPIGRAFE – Il  buon  vino  lo  fanno,  prima la  terra e il  sole, e  la  qualità  dei  vitigni;  poi  la  buona  coltura  e  la  diligente vendemmia; e  finalmente  la  regolare  vinificazione,    diretta allo  scopo    di   non  sciupare   con  arte  assurda  il  prodotto della natura.

                                                                      C. RIDOLFI   

Come dovrebbe scriversi una memoria sul vino

A me parve che avrebbe fatto opera buona ed utile al Circondario colui che rispondendo all’invito del benemerito Comizio indicasse le vie per le quali l’arte della vinificazione appresso noi avrebbe potuto liberarsi dall’empirismo che attualmente la governa e condursi a condizione di arte razionale. Ma al tempo stesso pensavo che a far opera praticamente giovevole conveniva parlare ai proprietarii ed eziandio al volgo dei viticultori: epperciò dovevasi lasciar da banda il linguaggio severo della scienza e in maniera semplice ed intelligibile ai più accennare le riforme da introdursi nell’arte della fabbricazione del vino. In quel punto si presentò al mio pensiero la epigrafe da Odart posta in fronte ad un’eccellente sua opera: <<Non precetti, molti esempi; poche spiegazioni, frequenti deduzioni e conseguenze>> e più ferma si fece in me la persuasione che uno scritto, nel quale si partisse dalla teoria per ricavarne i precetti e le norme della vinificazione, per quanto logicamente ordinato apparisse rispetto alla scienza, sarebbe tuttavia riuscito di poca o niuna utilità pratica, perché assai probabilmente a questo scritto mancherebbe una condizione essenziale – i lettori – condizione che pur troppo fa difetto anche alle opere di maggior polso che in Italia e fuori si vennero pubblicando sulla enologia in questi ultimi anni.

Mentre tali cose io ravvolgeva nella mente e pel bene del mio diletto paese desiderava che la mia idea trovasse un valente che la commentasse vestendola di forme convenienti alle condizioni fisiche ed economiche del Circondario, mi imbattei in uno che senza fatica e con molto senno avrebbe potuto far pago il desidero mio: ed ecco come.

Visitando due mesi fa un ameno paesello del Circondario vi feci la conoscenza di un buon vecchio che i terrazzani salutano rispettosamente col nome del <<signor Lorenzo>>. Egli è Sindaco del Comune da moltissimi anni e credo lo rimarrà finché viva, peché niuno lo vince per onestà di carattere e per desiderio del pubblico bene. Ma oltre a ciò egli è ancora un valente enologo; i suoi vigneti possono proporsi a modello di coltivazione della vite e i suoi vini sono apprezzati anche fuor del paese. Ecco, dissi tosto fra me, l’uomo che a noi potrebbe farsi maestro nella viticultura e specialmente nella vinificazione. Fermo in tal pensiero colsi appunto l’occasione che un buon numero di proprietari riunito in sua casa faceva le lodi del suo vino che andavasi gustando a piccoli sorsi e pregai il signor Lorenzo perché ci volesse apprendere l’arte di fare il buon vino.

Vinto dalle istanze de’ suoi amici e dalle mie preghiere egli si intrattenne in quella sera e in altre successive sulle diverse operazioni riguardanti la vinificazione. Ed io, che là mi trovavo come l’Ottavi alle veglie di D. Rebo, procurai di raccogliere con la maggior diligenza possibile i giudizi e le osservazioni di lui; e serbando agli uni e alle altre la nativa semplicità delle forme, divisai di presentarne il sunto al dotto Congresso degli Enologi italiani, che per cura del Comizio Agrario deve tra pochi giorni riunirsi in Mondovì.

Felice Garelli

9 maggio 2026

7. Continua