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Esteri

Battaglia navale a Hormuz

Federico Fubini ha pubblicato sul Corriere della Sera un interessante e curioso articolo in cui paragona la situazione che ha creato Donald Trump nello Stretto di Hormuz, che è stato interdetto alle petroliere e non solo, nel tentativo di schiantare le resistenze degli iraniani, a quel che accadde nel 52 a.c. quando Giulio Cesare circondò con un muro Alesia nella quale si era rifugiato il capo della tribù gallica degli Arverni Vercingetorige e si protesse con un altro muro dai galli giunti in soccorso della città. Alla fine prevalse.

Scrive Fubini: ”Prima di Hormuz, uno dei rari casi di doppio assedio si ebbe in Gallia nel 52 avanti Cristo. I romani condotti da Giulio Cesare circondarono Alesia, ma furono a loro volta circondati da altre tribù galliche giunte in difesa degli assediati. Qualcosa del genere sta accadendo oggi nel Golfo. Gli Stati Uniti assediano l’Iran impedendogli di esportare petrolio e importare alimenti, o almeno ci provano. Intanto il regime di Teheran assedia l’economia mondiale complicando molto i transiti di petrolio, gas, fertilizzanti. In altri termini Donald Trump cerca di portare l’Iran a cedere per fame e l’Iran di renderglielo così costoso, in termini economici e politici, da indurlo ad ammorbidirsi per primo. Chi terrà di più? Questa sfida ora s’incrocia con le guerre commerciali fra l’America e l’Europa e il trattamento che i Paesi avanzati stanno riservando alle economie meno ricche. In teoria, certo, l’economia mondiale non rischia molto nell’immediato. JP Morgan, di fronte a un calo dell’offerta da circa dieci milioni di barili al giorno per il blocco di Hormuz, stima che il consumo mondiale sia calato cinque milioni di barili in aprile”.


Il “doppio assedio” dello Stretto di Hormuz

L’articolo analizza la gravissima crisi geopolitica ed economica nello Stretto di Hormuz, utilizzando la metafora storica dell’assedio di Alesia (52 a.C.). Come Giulio Cesare circondò i Galli venendo a sua volta circondato, oggi assistiamo a un blocco incrociato: gli Stati Uniti tentano di soffocare l’economia iraniana, mentre l’Iran assedia l’economia mondiale ostacolando il transito di energia e merci vitali.

1. La guerra di logoramento

  • Strategia USA: Donald Trump punta a portare l’Iran alla resa per fame, bloccando esportazioni di greggio e importazioni alimentari.
  • Reazione Iraniana: Teheran rende il blocco insostenibile per l’Occidente colpendo navi (come il recente attacco a un cargo sudcoreano) e siti petroliferi.
  • Resilienza: l’Iran appare preparato: utilizza rotte alternative (Mar Caspio via Russia) e continua a esportare greggio “ombra” nonostante il blocco iniziato il 7 aprile.

2. L’impatto globale e l’ingiustizia energetica

Fubini sottolinea un paradosso etico ed economico:

  • I Paesi Poveri pagano il prezzo: nazioni come Nigeria, Pakistan e Vietnam stanno riducendo drasticamente i consumi, permettendo al prezzo del barile di non esplodere nei paesi ricchi.
  • Il precedente del Covid: viene tracciato un parallelo con l’accaparramento dei vaccini. Se l’Occidente ignora oggi le difficoltà dei paesi in via di sviluppo, rischia un isolamento diplomatico futuro, simile a quello avvenuto nel 2022 con la Russia.

3. Le vulnerabilità di Trump e il ruolo dell’Europa

Nonostante la retorica della sicurezza energetica, gli USA non sono autosufficienti:

  • Dipendenza dalla raffinazione: gli Stati Uniti importano circa 4,7 milioni di barili al giorno di prodotti raffinati ad alti standard ambientali, prodotti principalmente in Europa.
  • Tensioni transatlantiche: i dazi di Trump sulle auto UE (25%) e le tensioni politiche riducono la volontà europea di supportare logisticamente l’alleato americano nel lungo periodo.

4. Il ruolo dell’Italia

In questo scenario, il governo Meloni ribadisce la fedeltà all’alleanza atlantica («Non condividerei un disimpegno degli Usa»), con un incontro chiave fissato a Roma per l’8 maggio tra la Premier e il Segretario di Stato Marco Rubio.


In sintesi: la crisi è ferma in uno stato di stallo. Sebbene le riserve mondiali permettano di resistere fino all’estate, la capacità di tenuta dell’Iran e le crepe nel fronte occidentale suggeriscono che la battaglia navale a Hormuz sia destinata a durare mesi, con conseguenze imprevedibili per l’ordine economico mondiale.

5 maggio 2026