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Editoriali

La perdita di fiducia

Il prof. Ernesto Galli della Loggia in un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera analizza le radici profonde del diffuso scetticismo italiano riguardo agli aiuti militari all’Ucraina, rintracciandone le cause non in contingenze politiche attuali, ma nel trauma mai rielaborato della Seconda Guerra Mondiale.

Scrive Galli della Loggia: ”Se la Costituzione scrive una cosa, la politica e poi la Storia sono pronte a fargliene dire un’altra. Esattamente come è capitato in Italia, dove la pluridecennale propaganda pacifista in funzione antiamericana e filosovietica del Partito comunista, sommandosi a una radicata tradizione religiosa popolare e di parte consistente delle élite cattoliche, hanno diffuso la convinzione — radicale, capillare, vastissima — che la nostra Costituzione, comunque, e in ogni caso «proibisce la guerra».

E continua: ”È l’effetto terribile e duraturo che la sconfitta del 1940-’45 ha prodotto nella coscienza nazionale italiana. Non tanto il brutale abbassamento di rango del Paese sancito dalla resa incondizionata, bensì una segreta perdita di fiducia in noi stessi, di autostima; una ferita a morte che nei due, tre decenni postbellici sembrò rimarginata ma che evidentemente non lo era e ne patiamo le conseguenze: non ci sentiamo più capaci di nulla di grande, d’importante. Non ci sentiamo pronti alla minima audacia, più disposti a osare. E così accade che l’impotenza, le parole, i dibattiti, le chiacchiere ci stiano soffocando. Nessun esponente politico ha il coraggio di rompere, di immaginare e di tentare vie nuove, programmi nuovi, di cercare donne e uomini nuovi, di rischiare, di scommettere fino in fondo su sé stesso e su di noi: sul suo e nostro Paese. La «sindrome dell’inerme» implica un solo comandamento: durare e non fare, galleggiare, sopravvivere. E infatti ormai da oltre vent’anni l’Italia non fa altro che sopravvivere. Ma in un immobilismo che sempre di più assomiglia all’asfissia di una lenta morte”.

I punti salienti della sua analisi:

1. La “sindrome dell’inerme”

L’autore conia questa espressione per descrivere l’eredità psicologica lasciata dalla sconfitta del 1940-45. La guerra di Mussolini, dichiarata contro le maggiori potenze mondiali con “criminale superficialità”, ha devastato la popolazione civile, lasciando un segno indelebile. Da qui nasce l’idea che l’Italia sia intrinsecamente incapace di agire sullo scacchiere internazionale e che la guerra, in ogni sua forma, sia qualcosa da cui fuggire a prescindere dalle ragioni.

2. L’equivoco costituzionale e la propaganda

Galli della Loggia distingue tra il giusto rifiuto del “bellicismo” (Articolo 11) e il dovere sacro della “difesa della Patria” (Articolo 52). Tuttavia, sostiene che decenni di propaganda pacifista (di matrice sia comunista-filosovietica che cattolica) abbiano distorto questo equilibrio, convincendo l’opinione pubblica che la Costituzione proibisca la guerra in assoluto, anche quando si tratta di difendersi o resistere a un’aggressione.

3. Il risentimento verso l’eroismo ucraino

L’aspetto più provocatorio dell’editoriale riguarda il giudizio verso il popolo ucraino. Secondo l’autore, la freddezza italiana verso Kiev nasce da un “disprezzo di sé” proiettato sugli altri: gli italiani rimprovererebbero segretamente agli ucraini il coraggio che loro stessi hanno deciso di non avere più. L’eroismo ucraino mette a nudo la nostra “perdita di fiducia” e la nostra rinuncia a difendere valori superiori.

4. Conseguenze politiche: l’immobilismo

Questa sindrome si traduce in una paralisi politica:

  • Esigenza di consenso universale: l’Italia chiede l’approvazione di tutti (persino dei potenziali avversari) prima di compiere qualsiasi passo militare o strategico.
  • Mancanza di audacia: la classe dirigente, vittima della stessa asfissia, non osa proporre programmi nuovi o riforme coraggiose.
  • Sopravvivenza vs vita: il Paese ha smesso di “fare” per limitarsi a “durare” e galleggiare.

In conclusione, Galli della Loggia avverte che questo immobilismo, nato dal trauma della sconfitta e trasformatosi in una cronica mancanza di autostima, sta portando l’Italia a una sorta di lenta morte civile e politica, dove il rifiuto della responsabilità militare è solo il sintomo di una più generale rinuncia a essere protagonisti della propria storia.

4 maggio 2026