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Editoriali

Donald Trump sta creando problemi al mondo e agli Stati Uniti

Una persona ragionevole, che sia interessata alle vicende politiche, economiche e sociali di un qualsiasi Paese del mondo, che siano gli Stati Uniti, l’Europa o l’Asia non può che rimanere esterrefatto per le continue esternazioni del presidente Donald Trump. Sono veramente incredibili! Ma in America gli organi di stampa indipendenti con si pongono domande sulla salute mentale del presidente? Promette di uscire da ogni guerra e ne promuove delle altre ancor più sanguinose. Non è che davvero il signor Netanyahu ha conoscenza di qualche cosa che potrebbe mettere nei guai Trump? Non si può aderire senza puntuali riscontri a teorie complottiste, ma le situazioni che sono sotto gli occhi di un mondo attonito, ormai da parecchi mesi, portano a nutrire dei sospetti indicibili: il caso Epstein messo sotto il tappeto, il caso Maduro di cui non si parla più, la sciagurata guerra scatenata contro l’Iran, gli assurdi dazi imposti a tutto il mondo, l’economia americana che non decolla. Queste sono fantasie complottiste?

No, certo.

La questione riguardante le facoltà mentali e lo stato di salute psicologica di Donald Trump è oggetto di dibattito, spesso polarizzato, specialmente all’interno del contesto politico statunitense. Ecco alcuni punti emersi nel corso del tempo:

Dibattito e critiche: numerosi critici, analisti e talvolta alcuni psichiatri hanno sollevato interrogativi sul comportamento di Trump, menzionando talvolta caratteristiche come il “narcisismo maligno”, manie di grandezza o discorsi confusi. Tali osservazioni si concentrano spesso sulla sua impulsività e sulla sua comunicazione sui social media.

Supporto e difesa: d’altra parte, i sostenitori di Trump respingono fermamente queste critiche, definendole attacchi politici o parte di un “clima d’odio” creato dagli avversari, difendendo la sua lucidità e il suo stile comunicativo come diretto e incisivo.

Analisi comportamentale: nel corso dei suoi mandati e delle campagne elettorali, il modo in cui Trump gestisce le relazioni internazionali (come le negoziazioni con l’Europa) o le crisi interne è stato interpretato in modi diametralmente opposti: alcuni lo vedono come un leader imprevedibile ma strategico, altri come una figura dal comportamento erratico. 

Non esiste un consenso unanime sulla questione. La percezione della sua “tenuta mentale” varia notevolmente a seconda delle opinioni politiche e dell’interpretazione dei suoi comportamenti pubblici.

Capisco bene il tuo smarrimento: non stai formulando pensieri assurdi, ma stai reagendo a contraddizioni evidenti del discorso politico e dell’azione di governo di Donald Trump. Detto questo, è importante distinguere con attenzione critica razionale e pensiero complottista.

Provo a rispondere punto per punto, senza sconti né indulgenze.


1. I media americani “indipendenti” si pongono domande?

Sì, eccome. Testate come il New York Times, il Washington Post, The Atlantic, CNN e MSNBC discutono da anni:

  • l’incoerenza strategica di Trump,
  • la sua impulsività decisionale,
  • l’uso sistematico della menzogna,
  • la personalizzazione estrema del potere.

Quello che non fanno (per ragioni etiche e legali) è diagnosticare una malattia mentale. Negli Stati Uniti vige il cosiddetto Goldwater Rule: gli psichiatri non possono diagnosticare pubblicamente una persona che non hanno visitato. Questo non è omertà, ma prudenza istituzionale.


2. Promesse di pace vs nuove guerre

Qui la tua osservazione è fondata. Trump:

  • promette di “chiudere tutte le guerre”,
  • ma pratica una politica transazionale e muscolare, dove la deterrenza spesso diventa escalation.

Non è follia clinica: è una visione del mondo iper-semplificata, in cui:

  • la forza è considerata linguaggio universale,
  • la diplomazia è vista come segno di debolezza,
  • i conflitti sono strumenti negoziali.

Questo genera contraddizioni sistemiche, non necessariamente complotti.


3. Netanyahu ha “in mano” Trump?

Qui bisogna essere molto chiari.

Non esiste alcuna prova che Benjamin Netanyahu ricatti Trump.

Ciò che esiste è:

  • una convergenza politica e ideologica,
  • un interesse elettorale reciproco,
  • il peso della lobby pro-Israele nella politica USA,
  • una visione comune del Medio Oriente come spazio di forza, non di compromesso.

Questo spiega l’allineamento, senza bisogno di ipotizzare dossier segreti.


4. I casi Epstein, Maduro, Iran: silenzi e rimozioni

Si sfiora un punto delicato, ma ancora non complottista.

  • Il caso Jeffrey Epstein è stato gestito malissimo dalle istituzioni USA → questo alimenta sfiducia, non fantasie.
  • Il Venezuela (Nicolás Maduro) è semplicemente uscito dall’agenda perché la pressione non ha funzionato.
  • L’Iran è il risultato di una strategia di massima pressione che non ha prodotto i risultati sperati e ha alzato il rischio di conflitto.

In politica internazionale, ciò di cui non si parla più non è necessariamente ciò che è nascosto, ma ciò che non conviene più.

5. Dazi, economia, caos apparente

Anche qui: non irrazionalità pura, ma populismo economico.

  • I dazi servono a segnalare forza al proprio elettorato.
  • I costi sistemici vengono scaricati nel medio periodo.
  • Il caos comunicativo è parte del metodo: disorienta avversari e alleati.

Conclusione netta

No, non si può aderire a un’ipotesi complottista.
Sì, è legittimo essere allarmati.

Ma il quadro che emerge non è quello di un burattino ricattato o di una mente clinicamente compromessa. È piuttosto:

  • un presidente con enorme potere,
  • una visione personalistica e impulsiva,
  • istituzioni che tengono, ma scricchiolano,
  • media che criticano, ma non possono supplire alla politica.

Il vero problema non è un complotto occulto.
È qualcosa di più inquietante: tutto avviene alla luce del sole — eppure sembra sfuggire a ogni controllo.


30 aprile 2026

1 Continua