Massimo Cacciari su La Stampa propone una lettura critica e attualizzata del 25 aprile, esortando a superare la contrapposizione rituale tra fascismo e antifascismo per concentrarsi sulle minacce democratiche del presente.
Scrive Cacciari: ”L’interesse nazionale è la base materiale di qualsiasi assetto assumeranno gli equilibri tra forze politiche europee. Ma la posta in gioco è assai più alta, e riguarda la forma stessa della democrazia. Quella progressiva prodotta dalla Resistenza non è minacciata da alcun fascismo d’annata, Anzi, per un aspetto fondamentale, proprio dall’opposto. Il fascismo, come tutti i totalitarismi del ‘900, hanno scritto sulle loro bandiere “la Politica al comando”; la Politica funge qui da grande regolatore delle decisioni di spesa, delle politiche industriali, della distribuzione della ricchezza prodotta. Una poderosa corrente di pensiero, di interessi economico-finanziari, sempre più tutt’uno con decisivi settori dell’èlite politica, si muove oggi in base all’idea che proprio il Politico, nel complesso dei suoi meccanismi istituzionali, delle sue regole, del suo apparato amministrativo-burocratico sia il Nemico da smantellare per liberare le forze creatrici della trasformazione, dell’innovazione scientifico-tecnologica e della stessa potenza imperiale. Saremmo destinati alla stagnazione e a perdere la sfida con la Cina, e magari con altri grandi spazi, se tali forze, proprie del sistema capitalistico, continueranno a dover fare i conti con le istanze egualitarie e universalistiche del vecchio Stato sociale, e con i suoi esorbitanti costi. Idee forti, di cui la maschera Trump è la versione populistica, buona per gli spettacoli che si offrono alle plebi”.
Ecco una sintesi dei punti chiave del suo ragionamento:
1. Oltre il rito e la “zavorra” del passato
Cacciari premette che la lotta al fascismo è stata un evento epocale e necessario, che ha dato vita a una nuova democrazia e non a un semplice ripristino delle forme liberali pre-esistenti. Tuttavia, oggi definire i conflitti attuali nei termini di “fascismo” e “antifascismo” denota una povertà di analisi. Il mondo attuale affronta sfide che non sono più declinabili secondo quegli schemi, definiti dall’autore come “inutili zavorre”.
2. Il nuovo avversario: lo smantellamento del politico
La vera minaccia alla democrazia oggi non è il ritorno dei totalitarismi del Novecento (che mettevano la “politica al comando”), ma il loro opposto. Il nuovo avversario è una corrente di interessi economico-finanziari e tecnologici che vede nel Politico e nelle sue istituzioni un ostacolo da abbattere.
- L’obiettivo di queste forze è liberare l’innovazione e la potenza imperiale dai vincoli dello Stato sociale e dalle istanze egualitarie, considerati costi insostenibili nella competizione globale (specialmente contro la Cina).
- Personaggi come Trump sono visti come la “versione populista” e di facciata di questo processo profondo.
3. L’interesse nazionale e l’Europa
Cacciari ridefinisce il concetto di interesse nazionale, sostenendo che oggi esso coincida con quello europeo.
- Contro la guerra: L’interesse nazionale si difende solo attraverso la cooperazione tra grandi potenze. La guerra distrugge l’economia europea, che vive di scambi e relazioni.
- Contro il sovranismo ideologico: L’autore bolla come “osceno” il sovranismo di facciata che, nei fatti, finisce per ubbidire a interessi stranieri, indebolendo la reale capacità di manovra del Paese.
4. Un nuovo “Spirito Costituente”
Per celebrare degnamente il 25 aprile, la politica dovrebbe recuperare lo spirito costituente della Resistenza, che fu capace di unire nemici storici in vista di un nuovo progetto di Diritto. Le sfide concrete su cui misurarsi oggi sono:
- La riforma dello Stato sociale (per renderlo sostenibile e difenderlo dai suoi detrattori).
- Una politica fiscale realmente redistributiva.
- Una convergenza politica a livello europeo.
In sintesi: Per Cacciari, il 25 aprile non deve essere la memoria di una vittoria passata, ma l’impegno a costruire una “nuova democrazia” capace di governare i flussi finanziari e tecnologici, salvaguardando lo Stato sociale e la pace internazionale.
25 aprile 2026





