Antonio Polito ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza la situazione esplosiva, sul piano internazionale, creata dai comportamenti insensati da parte del presidente degli Stati Uniti.
L’effetto Trump: un paradosso per Giorgia Meloni
Sostiene Polito: ”Tra dazi, crisi energetica, inflazione indotta, rallentamento della crescita e possibile incremento dei tassi di interesse, gli italiani stanno assistendo a una specie di Piano Marshall alla rovescia. All’indomani della guerra, sotto la guida di De Gasperi, vedemmo arrivare dall’america derrate e macchinari industriali per aiutarci a ricostruire il Paese; oggi il flusso di risorse e di denaro va in senso inverso. Stiamo praticamente pagando la politica «America First» di Donald Trump. La Maga non incanta infatti più nessuno in Europa, nemmeno la destra estrema tedesca.La defenestrazione del beniamino di Trump e Vance in Ungheria ne è un cospicuo esempio. Ma il guaio maggiore per Giorgia Meloni è che non c’è molto che lei possa fare”.
E continua: ”La mistica dell’«underdog», della «figlia del popolo» senza compromissioni con l’establishment, si è inevitabilmente esaurita dopo quattro anni al potere. Oggi Giorgia Meloni è una donna saldamente al comando di uno dei più grandi paesi industrializzati, ne decide la politica fiscale, sceglie i vertici delle più grandi aziende partecipate. La prossima campagna elettorale non potrà certo giocarla di nuovo «dall’opposizione»”.
Polito evidenzia come l’ascesa di Donald Trump, pur essendo un leader della destra nazionalista, rappresenti paradossalmente il principale ostacolo per Giorgia Meloni. La politica “America First” si sta traducendo in un danno diretto per gli interessi italiani (dazi, crisi energetica, inflazione), agendo come un “Piano Marshall al contrario” che sottrae risorse all’Europa.
Tra coerenza e realpolitik
Nonostante l’affinità politica, Meloni si è ritrovata costretta a seguire la linea europeista tradizionale, allineandosi a Parigi e Berlino su dossier critici come la NATO, l’Iran e i rapporti con Netanyahu. Questo “gesto di resistenza” verso l’amministrazione Trump, seppur necessario per l’interesse nazionale, mette a dura prova l’immagine della premier e la sua funzione di mediatrice.
L’esaurimento del messaggio originale
Il racconto della Meloni “underdog” e “figlia del popolo” non è più credibile dopo quattro anni al potere. La stabilità finanziaria e la crescita garantite finora stanno rallentando con l’esaurirsi della spinta del PNRR e il rischio di non rientrare nei parametri del deficit UE. Polito avverte: la sensazione di benessere dell’elettorato (il cosiddetto “feel good effect”) sta svanendo.
Il rischio di “tirare a campare”
L’autore mette in guardia il centrodestra dal limitarsi a elencare i risultati raggiunti. Citando i precedenti di Berlusconi (2005) e Bersani (2013), Polito ricorda che gli elettori non votano sul passato o sui numeri, ma sulle prospettive future.
La conclusione: la necessità di un “guizzo”
Secondo Polito, per evitare che il consenso evapori nei prossimi 18 mesi, Meloni deve:
– dimostrare capacità di adattamento alla realtà, uscendo dai recinti ideologici della destra per parlare alla maggioranza moderata del Paese.
– proporre una Nuova Grande Idea (un “New Deal” programmatico).
Parlare un linguaggio di verità alla nazione su come affrontare la bufera internazionale.
14 aprile 2026




