Alessandro De Angelis ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui descrive l’ultimo intervento di Giorgia Meloni non come il discorso di una guida istituzionale che prende atto di una sconfitta elettorale, ma come il “primo comizio” per le elezioni del 2027. Secondo l’autore, la Premier ha scelto la strada della “rimozione del principio di realtà”, evitando un’analisi critica del voto per rifugiarsi in un mix di autoesaltazione e vittimismo.
Scrive De Angelis: ”Diciamo le cose come stanno: è stato il primo comizio della lunga campagna elettorale per le elezioni del 2027. Che, però, tanto assomiglia all’ultimo di quella appena conclusa, con tanto di sproloquio iniziale sulla bontà della riforma (bocciata). Compreso l’invito, rivolto ai magistrati, ad applicare le leggi e a non remare contro, col consueto corredo di polemiche con l’Anm (…) E se il popolo non capisce, l’unica soluzione, come diceva Bertold Brecht, è cambiare il popolo. Di tutti i terreni su cui si misura questa sorprendente separazione tra un’onnipotenza sfregiata e il “senso comune”, quello internazionale racchiude la vera difficoltà politica della fase. Netanyahu è innominato, proprio mentre bombarda la tregua e, a proposito di schiena dritta, Macron propone di ridiscutere l’accordo di associazione Ue-Israele; Trump a stento citato, anche qui, secondo il copione del ponte, pur essendo già franato sotto le bombe e alle pompe di benzina. Zero visione strategica sull’Europa se non quella affidata ai video di sostegno a Victor Orban, molto apprezzati da J.D. Vance. Insomma, l’esatto opposto dell’interesse nazionale”.
I punti salienti della critica sono:
- Chiusura identitaria: invece di rivolgersi all’intero Paese con uno spirito di “nuovo inizio” dopo il fallimento del referendum/voto, Meloni si sarebbe rinchiusa in una “gabbia ideologica”, parlando solo al proprio mondo con un registro divisivo e da “capo fazione”.
- Rivendicazione dell’uguale: l’autore sottolinea come la Premier continui a proporre lo stesso schema comunicativo degli ultimi anni: attacchi alla sinistra, polemiche con la magistratura e la retorica del “metterci la faccia”, ignorando il segnale arrivato dalle urne.
- Contrasto tra storytelling e realtà: De Angelis ironizza sullo “storytelling dei record” (occupazione, crescita, salari) che Meloni continua a sbandierare, evidenziando il distacco tra la narrazione del governo e la percezione dei cittadini.
- Assenza di visione internazionale: viene criticata la mancanza di strategia sull’Europa e sui grandi temi globali. Il silenzio su Netanyahu, le citazioni sfumate su Trump e il sostegno a Orbán vengono interpretati come l’opposto del vero “interesse nazionale”.
In conclusione, l’articolo ritrae una leader incapace di discontinuità, che confonde la coerenza con l’impossibilità di evolversi e che, per paura di tradire la propria natura, preferisce restare ancorata a vecchi slogan piuttosto che affrontare le sfide di un contesto che è profondamente cambiato.
10 aprile 2026





