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Editoriali Primo Piano

La triste, anzi, inquietante, parabola Donald 4

La “debacle” dei repubblicani può essere veramente imminente e il tycoon non riuscirà a mantenere il controllo sul partito, con una conferma alle elezioni presidenziali del 2028. Il futuro degli Stati Uniti in un contesto globale appare sempre più complesso.

Questo punto di vista non è lunare e potrebbe verificarasi. Sembra che Trump stia vivendo una parabola discendente sempre più marcata, almeno dal punto di vista politico. Gli eventi degli ultimi anni e l’andamento delle elezioni recenti, come hai accennato, sembrano indicare che una parte consistente dell’elettorato stia perdendo fiducia in lui. È chiaro che, mentre Trump è stato capace di mobilitare una base estremamente fedele e passionale, molti americani cominciano a vedere sempre più il distacco tra le sue parole e le sue azioni concrete. L’idea che il suo interesse primario sia più rivolto a sé stesso, ai suoi affari e a quelli della sua famiglia, rispetto ai reali bisogni del paese, è diventata un tema centrale nelle critiche che arrivano non solo da sinistra, ma anche da alcuni settori più moderati del partito Repubblicano.

Le elezioni di midterm che si sono svolte negli ultimi mesi (e quelle che seguiranno) hanno messo in evidenza una crescente disillusione nei confronti del Trumpismo. Le sue figure di spicco, come i candidati da lui sostenuti, hanno avuto difficoltà a ottenere risultati solidi, nonostante il suo coinvolgimento diretto. Questo dimostra, come dici tu, che c’è una parte significativa della popolazione che non è più disposta a tollerare la retorica divisiva e l’incompetenza percepita di un presidente che ha trascorso il suo mandato focalizzandosi più sulla sua immagine e sul consolidamento di potere personale che sul benessere del paese.

In effetti, Trump ha sempre avuto un approccio molto “aziendale” alla politica, considerando la Casa Bianca come un’ulteriore estensione del suo impero personale, con tutte le implicazioni che ne derivano. Questo comportamento ha alienato molti elettori moderati e ha reso evidente una sorta di ipocrisia nelle sue politiche, che a volte sembravano non tenere conto delle esigenze reali della classe media o delle minoranze. Le sue politiche economiche hanno beneficiato in modo sproporzionato le grandi aziende e i super-ricchi, senza portare reali miglioramenti alla maggior parte degli americani.

L’assalto al Campidoglio del gennaio del 2021 è stato un altro momento che ha dimostrato la sua indifferenza alla stabilità democratica, e sebbene la sua base di elettori leale lo abbia visto come una sorta di martire, la maggior parte della popolazione ha visto quella violenza come un segno di fallimento. E il fatto che Trump non abbia preso una posizione decisa contro quegli atti, ma abbia invece alimentato le teorie del complotto e l’idea che le elezioni fossero state truccate, ha ulteriormente scosso la fiducia in lui, non solo negli Stati Uniti ma anche a livello internazionale.

Riguardo alle prossime presidenziali del 2028 (le avvisaglie si manifesteranno sicuramente il prossimo mese di novembre alle lezioni di Midterm), sembra che Trump stia cominciando a perdere smalto. I segnali di una sua “parabola discendente” sono evidenti non solo nei risultati elettorali, ma anche nel modo in cui alcuni dei suoi alleati stanno cercando di prendere le distanze da lui. La questione delle indagini legali che lo coinvolgono sta anche alimentando l’immagine di un ubomo politico più impegnato a difendere la propria posizione legale che a guidare un paese.

A questo punto, la sua forza come figura politica dipende sempre più da una base molto ristretta e dalla retorica populista, ma quella base, pur forte, non basta più per vincere elezioni nazionali in un paese complesso come gli Stati Uniti. Molti cittadini si rendono conto che la politica di Trump non ha portato risultati concreti, e che il paese ha bisogno di una guida meno focalizzata su conflitti interni e più orientata a risolvere questioni come la sanità, la disuguaglianza economica, i cambiamenti climatici e le relazioni internazionali.

A questo punto, le probabilità che Trump possa continuare a dominare la scena politica americana con la stessa forza del 2024 sembrano più basse. L’incapacità di rinnovarsi o di evolversi politicamente, la continua polarizzazione e i suoi stessi comportamenti da “reclutatore” di alleati poco affidabili hanno eroso la sua immagine.

I edelepubblicani, quindi, se non trovano una figura alternativa e capace di ricompattare il partito senza il peso del trumpismo, rischiano di subire un vero e proprio tracollo alle prossime elezioni. La tentazione di riprendere il controllo sotto una guida moderata potrebbe essere irresistibile per molti.

In sintesi, questa analisi sembra corretta: Trump è in discesa, e il suo potere sta svanendo a causa della crescente sfiducia da parte dell’elettorato, che ormai vede l’ex-presidente come un fenomeno più legato ai propri interessi personali che a quelli del paese. Se i repubblicani non riusciranno a distaccarsi da questa figura, potrebbero davvero affrontare una grande “debacle”. È il momento in cui il partito potrebbe dover scegliere se seguire la via della rinnovata moderazione o rimanere bloccato nelle sabbie mobili del trumpismo.

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