Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Editoriali Esteri Primo Piano

Ungheria al voto, c’è in gioco il futuro della Ue

Milena Gabanelli e Maria Serena Natale hanno pubblicato sul Corriere della Sera nel loro Data Room un articolo in cui criticano l’atteggiamento assunto negli anni dall’Ungheria di Viktor Orban che ha ricevuto un grande sostegno economico dall’Unione Europea. Dall’arrivo al governo nel 2010 l’orbanismo concentra soldi e potere nelle mani degli amici. Giornali, portali, radio e tv sono dal 2018 sotto il controllo della Fondazione centro-europea per la stampa, che risponde direttamente a Fidesz, il partito del premier nato come forza liberale e diventato poi bastione del nazionalismo più intransigente.

Affermano Gabanelli e Natale: ”L’11 gennaio 2026 sull’account X di Orbán Viktor (gli ungheresi mettono prima il cognome) spunta un video con gli elogi del comico americano Rob Schneider seguito da 11 politici internazionali: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, la leader del Rassemblement National francese Marine Le Pen, Alice Weidel della tedesca AFD, Benjamin Netanyahu, l’ex premier polacco Mateusz Morawiecki, il primo ministro ceco Andrej Babis, il presidente dell’fpö austriaca Herbert Kickl, il capo del partito spagnolo Vox Santiago Abascal, il presidente serbo Aleksandar Vucic e quello argentino Javier Milei. La crème della destra sovranista europea e mondiale va in soccorso all’uomo che guida l’ungheria da 16 anni, descritto come insostituibile campione dello Stato nazione, e che per la prima volta alle elezioni del 12 aprile rischia di perdere”.


Contesto generale

L’articolo descrive le elezioni ungheresi del 12 aprile 2026 come uno snodo cruciale non solo per l’Ungheria, ma per l’intera Unione Europea.
Per la prima volta dopo 16 anni al potere, Viktor Orbán rischia seriamente di perdere contro l’oppositore Péter Magyar.


Sostegno internazionale e blocco sovranista

Orbán riceve il sostegno pubblico di numerosi leader sovranisti e conservatori, tra cui:

  • Giorgia Meloni
  • Matteo Salvini
  • Marine Le Pen
  • Alice Weidel
  • Benjamin Netanyahu
  • Javier Milei

Questa rete internazionale presenta Orbán come difensore dello Stato nazionale contro l’integrazione europea.


Stato di diritto e controllo interno

Secondo l’articolo:

  • Il sistema Orbán ha concentrato potere politico ed economico nelle mani di fedelissimi.
  • I media sono stati accentrati sotto una fondazione legata al partito Fidesz.
  • La magistratura è stata ristrutturata con nomine politiche e maggiore controllo governativo.
  • Gli appalti pubblici mostrano forti anomalie (fino al 69% con un solo partecipante).

Risultato: l’Ungheria è ultima nella UE per stato di diritto secondo il World Justice Project.


Fondi UE e “ricatto del veto”

L’UE ha congelato miliardi di fondi per violazioni democratiche, ma:

  • Parte dei fondi è stata sbloccata in momenti politicamente strategici.
  • Orbán usa il diritto di veto per influenzare decisioni europee (es. aiuti all’Ucraina).

Questo alimenta il sospetto (ed è più che un sospetto): Budapest esercita una forma di pressione (“ricatto”) sull’UE.


Rapporti con Russia e USA

L’Ungheria mantiene legami stretti con la Russia di Vladimir Putin:

  • Energia: continua a importare gas e petrolio russi.
  • Progetti strategici come la centrale nucleare Paks 2 con Rosatom.

Parallelamente, anche gli Stati Uniti (in chiave anti-integrazione UE) vedono con favore governi sovranisti.


⚡ Guerra in Ucraina e tensioni

Un episodio chiave riguarda l’oleodotto Druzhba:

  • Dopo un attacco russo in territorio ucraino, Ungheria e Slovacchia bloccano aiuti UE a Kiev e nuove sanzioni.
  • Questo favorisce indirettamente la Russia e indebolisce l’unità europea.

Disinformazione e interferenze

Durante la campagna elettorale:

  • Diffusione massiccia di contenuti falsi e propaganda pro-Orbán.
  • Coinvolgimento di reti legate a Mosca e sospetti interventi dei servizi russi.
  • Attacchi mediatici contro lo sfidante Magyar.

Accuse di infiltrazione

  • Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó è accusato di aver condiviso informazioni UE con la Russia.
  • Il governo reagisce colpendo giornalisti investigativi invece di chiarire.

Conclusione

Le elezioni ungheresi rappresentano molto più di una sfida nazionale:

  • Da un lato Orbán, simbolo del sovranismo e di un modello illiberale vicino a Russia e trumpismo.
  • Dall’altro Magyar, sostenuto da un elettorato stanco di corruzione e isolamento europeo.

In gioco c’è l’equilibrio interno dell’UE: integrazione e stato di diritto contro nazionalismi e divisioni geopolitiche.

1 aprile 2026