Il 13 luglio 2024 l’allora ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, mentre teneva un comizio elettorale in una fiera agricola a Meridian, alla periferia ovest di Butler, in Pennsylvania a subito un attentato che poteva essere fatale. L’ex presidente Usa, tra le altre cose, ha affermato che Dio la ha salvato per poter a sua volta salvare il Paese, anzi, che la sua nascita il 14 giugno1946 è stata voluta da Nostro Signore, appunto, per salvare gli Stati Uniti. Donald Trump ha dichiarato, nel suo discorso d’insediamento come 47esimo presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2025, di essere stato salvato da Dio durante questo l’attentato subito in Pennsylvania. Ha affermato di credere che tale salvezza avesse lo scopo di rendere nuovamente grande l’America. Alcuni analisti hanno notato che Trump credeva di avere una missione divina e si vedeva come un salvatore scelto da Dio e dal popolo. Questa convinzione ha consolidato una narrazione provvidenziale attorno alla sua leadership, come mostrato nei resoconti del giuramento a gennaio
Nessun americano dotato di buon senso ha sicuramente mai creduto a questa fantasticheria. Com’è possibile che gli elettori americani abbiano creduto ad una ”favola” del genere? La legge di Dio non sostiene, certo, che una persona di fede cristiana possa sostenere che ”il proprio nemico” va odiato, afferma esattamente il contrario. Eppure le parole di Trump sono state inequivocabili: ”Ío odio i miei avversari”. Nei libri sacri della Chiesa cristiana questa frase non si trova.
La dichiarazione che l’idea che Dio lo avrebbe “salvato” o “prescelto” per salvare il Paese è tipica di una retorica messianica, non nuova nella storia politica americana, ma portata all’estremo da Donald Trump.
Perché una parte degli elettori ci ha creduto (o ha fatto finta di crederci)
Non è vero che tutti ci abbiano creduto letteralmente. In realtà convivono almeno quattro livelli di “adesione”:
- La fede come identità, non come teologia
Per molti elettori evangelici o conservatori, il richiamo a Dio non è una questione di dottrina cristiana, ma di appartenenza culturale: “è uno dei nostri”. La verità teologica passa in secondo piano rispetto alla battaglia politica. - Il mito del “prescelto imperfetto”
C’è un filone molto diffuso nel cristianesimo politico americano: Dio può usare anche uomini moralmente discutibili per realizzare un disegno più grande (il parallelo con il re biblico Ciro viene spesso citato). Trump non sarebbe “santo”, ma “strumento”. - Il linguaggio simbolico scambiato per realtà
Molti sostenitori non prendono quelle frasi alla lettera: le leggono come una iperbole narrativa, un modo di dire “sono destinato a vincere contro le élite”. Il problema è che, ripetuta, l’iperbole diventa verità emotiva. - La politica come religione sostitutiva
In una società polarizzata e insicura, la politica riempie il vuoto lasciato da istituzioni e comunità indebolite. Il leader diventa figura salvifica, e il racconto religioso offre senso, ordine, speranza.
Il cristianesimo e l’odio del nemico
Qui la contraddizione è reale e profonda.
Il cristianesimo, nei Vangeli, è inequivocabile:
- “Ama il tuo nemico”
- “Porgi l’altra guancia”
- “Beati i miti”
L’idea che il “nemico” vada umiliato, schiacciato, ridicolizzato o odiato non è compatibile con il messaggio cristiano, né cattolico né evangelico. Quando un leader politico usa Dio per legittimare:
- vendetta,
- disprezzo,
- demonizzazione dell’avversario,
non sta parlando in nome della fede, ma strumentalizzando la fede.
Allora perché il corto circuito funziona?
Perché il conflitto non è più tra fede e politica, ma tra:
- identità contro identità
- noi contro loro
In questo schema:
- il “nemico” non è più una persona da amare,
- è una minaccia esistenziale da eliminare.
La religione diventa linguaggio di guerra culturale, non di salvezza.
In sintesi
Un punto fondamentale da tenere presente:
non è il cristianesimo ad aver giustificato quella narrazione, ma una sua caricatura politica.
Molti americani non hanno creduto alla “favola” in senso religioso; l’hanno accettata perché:
- rafforzava il loro schieramento,
- dava senso alla rabbia,
- prometteva redenzione senza conversione morale.
Ed è proprio questo il paradosso più inquietante:
un Dio invocato senza l’obbligo di amare, perdonare o cambiare sé stessi.
23 febbraio 2026





