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Esteri

Sanità a peso d’oro e fronda repubblicana Midterm, incubo sondaggi per Donald

Alberto Simoni ha pubblicato un articolo su La Stampa in parla della promessa (ad oggi non mantenuta) da parte di Donald Trump di una nuova “Golden Age” per i cittadini americani e che, per la verità, si sta scontrando con la realtà del carovita e delle tensioni istituzionali, mettendo a serio rischio la maggioranza repubblicana alla Camera.La sanità americana è un sistema prevalentemente privato, caratterizzato da alti costi e assenza di copertura universale

. Si basa su assicurazioni sanitarie, spesso fornite dai datori di lavoro, o programmi pubblici come Medicare (per anziani) e Medicaid (per le persone dal basso reddito). Senza un’adeguata copertura, le spese mediche possono essere estremamente elevate. 

Sostiene Simoni: ”L’ultima volta che i sondaggi per Donald Trump suonavano così nefasti è stato dopo l’assalto a Capitol Hill, il 6 gennaio del 2021. Allora il tasso di approvazione era al 39%, lo stesso registrato da una ricerca Ipsos-Washington Post pubblicata ieri. Nubi per il presidente che si allineano sulla maratona elettorale verso il voto di Midterm del 3 novembre, già scossa dal vertiginoso aumento dei costi per le cure sanitarie – sino al 114% la stima per il 2026 secondo uno studio del centro Kff – e dal costo della vita fra affitti e spesa ai supermercati che in molte zone d’America resta alto”.

  • Crollo dei sondaggi: Il tasso di approvazione di Trump è sceso al 39% (come dopo l’assalto a Capitol Hill). La fiducia degli americani su economia, tariffe e inflazione è inferiore al 35%, e quella generale dei consumatori è ai minimi da dieci anni.
  • Crisi sanitaria ed economica: il tema dell’accessibilità economica (affordability) è il principale ostacolo per l’amministrazione. La fine dei sussidi per l’Obamacare (Affordable Care Act) ha causato un’impennata dei costi sanitari (fino al 114%), lasciando quasi 5 milioni di persone senza assicurazione. A questo si aggiungono l’inflazione al 3% e il peso dei dazi che grava per il 90% sui consumatori.
  • Fronda nel Partito Repubblicano (GOP): emergono divisioni interne. Figure storiche come Mitch McConnell e Rand Paul rivendicano la separazione dei poteri e criticano l’uso dei dazi per via esecutiva, chiedendo un ritorno al ruolo centrale del Congresso. Sebbene alla Camera la fedeltà tenga ancora, si notano “microfratture” che potrebbero ampliarsi con l’avvicinarsi del voto.
  • Immigrazione in calo: anche l’immigrazione, tradizionale punto di forza di Trump, vede calare i consensi (pur restando al 50%) a causa del dissenso sui metodi brutali utilizzati per le deportazioni dopo i fatti di Minneapolis.
  • Strategia verso lo Stato dell’Unione: nonostante i dati allarmanti, lo staff di Trump (guidato da Susie Wiles) punta a una strategia d’attacco per il discorso sullo Stato dell’Unione: chiedere agli elettori se preferiscono tornare al passato pre-2024 o confermare la visione di Trump. La speranza dei repubblicani risiede nel fatto che, nonostante tutto, i Democratici non godono di una fiducia superiore (31% contro il 33% di Trump sui grandi temi).

In sintesi, la promessa di una nuova “Golden Age” si sta scontrando con la realtà del carovita e delle tensioni istituzionali, mettendo a serio rischio la maggioranza repubblicana alla Camera.

23 febbraio 2026