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Esteri

L’universo Maga e le scelte dell’Italia

Sergio Fabbrini pubblica su Il Sole 24 Ore un editoriale in cui analizza la natura profonda del movimento MAGA (Make America Great Again), descrivendolo non come un semplice fenomeno elettorale, ma come una rivoluzione ideologica volta a scardinare le fondamenta della democrazia liberale americana.

Scrive Fabbrini: ”In Maga è confluito anche il nazionalismo cristiano promosso dalla costellazione di congregazioni neo-protestanti e neo-evangeliche. Per i nazionalisti cristiani (come i protestanti e cattolici di Project 2025), Trump è il Mosè finalmente arrivato per liberare la «nazione bianca» dal gioco laicista. Per i nazionalisti cristiani, se si vuole arrestare il declino americano, occorre rifondare religiosamente lo stato. Essi rifiutano il Primo Emendamento (1791) della Costituzione, elaborato nel 1787, il quale proibisce al Congresso di costituire una religione o di previlegiarne una sulle altre. L’America è stata periodicamente attraversata da religious revivals, come ha mostrato, tra gli altri, lo storico Richard Hofstadter. L’attuale nazionalismo cristiano non è però uno di questi. Esso è interessato alla politica più che alla fede. Di qui, la critica feroce all’Europa, considerata un continente secolarizzato, che sta cancellando la propria civiltà. Di qui anche il sostegno ai partiti della destra europea (come la tedesca Alternative für Deutschland) che dichiarano di volere ricristianizzare l’Europa, espellendo gli immigrati non-bianchi (la cosiddetta «remigrazione») e proibendo la pratica di fedi religiose non-cristiane”.

Ecco i punti chiave della sintesi:

1. L’identità del movimento MAGA. Il MAGA è una coalizione che va oltre il tradizionale conservatorismo repubblicano (reaganiano). Si basa su una visione nativista ed etnica dell’America, dove la supremazia bianca è centrale. In quest’ottica, la lotta all’immigrazione non è una scelta politica, ma una questione identitaria: gli immigrati sono visti come una minaccia alla purezza del “sangue dell’America”.

2. L’autoritarismo e il “Presidente-CEO”. Dal punto di vista istituzionale, il movimento punta a svuotare la separazione dei poteri. Trump è visto come un “Cesare” o un CEO con poteri assoluti, che deve essere liberato dai vincoli del Congresso e della magistratura per distruggere l’establishment liberale. Questo autoritarismo interno si riflette all’esterno con un approccio imperiale: l’uso unilaterale dei dazi e la volontà di sostituire le Nazioni Unite con organismi dominati dagli Stati Uniti (come il “Board of Peace”).

3. Il Nazionalismo Cristiano. Una componente fondamentale è il nazionalismo cristiano (neo-protestante e cattolico radicale), che vede in Trump un “Mosè” inviato per rifondare religiosamente lo Stato. Questo gruppo contesta il principio costituzionale della separazione tra Stato e Chiesa, puntando a una nazione cristiana che si oppone ferocemente all’Europa, considerata un continente troppo secolarizzato.

4. La minaccia per l’Europa e il dilemma italiano. Fabbrini sottolinea come l’integrazione europea sia nata proprio per sconfiggere i tre pilastri del MAGA: il nazionalismo etnico, l’autoritarismo e il fondamentalismo religioso. Poiché il MAGA rappresenta l’esatto opposto dei valori su cui poggiano le democrazie europee e lo Stato di diritto, l’autore conclude ponendo un interrogativo critico a Giorgia Meloni: come può il governo italiano sostenere un movimento che, con i suoi dazi e il suo illiberalismo, minaccia direttamente gli interessi e l’identità dell’Europa?

22 febbraio 2026