Quello che è accaduto in questi giorni con il video e l’immagine di Barack e Michelle Obama rappresentati come scimmie condivisi dal presidente degli Stati Uniti — e poi rimossi dopo pesanti critiche bipartisan — va ben oltre un singolo episodio isolato nella comunicazione politica: riflette una più profonda degenerazione del linguaggio politico e del dibattito pubblico contemporaneo.
Che cosa è successo
Il 5 febbraio 2026, sul social di Trump Truth Social è stato pubblicato un video con immagini generate dall’intelligenza artificiale in cui i volti di Barack e Michelle Obama venivano sovrapposti ai corpi di scimmie, inseriti in un contesto di giungla e accompagnati da elementi visivi di propaganda elettorale. Dopo circa 12 ore di pubblicazione e una diffusissima reazione di condanna da parte di esponenti di entrambi i partiti, il video è stato cancellato e la Casa Bianca ha detto che la pubblicazione sarebbe stata “errata” e attribuita a un membro dello staff.
La polemica ha coinvolto figure politiche di spicco:
– Tim Scott, senatore repubblicano e unico senatore nero del GOP, ha definito il video “la cosa più razzista che abbia visto provenire da questa Casa Bianca”.
– Leader del Congresso e gruppi per i diritti civili (come la NAACP) hanno parlato di un episodio “apertamente razzista e dannoso”, soprattutto essendo avvenuto durante il Black History Month.
Trump stesso ha dichiarato di non scusarsi e ha sostenuto di non aver visto completamente il video prima della pubblicazione.
Perché questo episodio è significativo
1. La deumanizzazione nell’arena politica
Ritrarre avversari politici — o ex presidenti — come animali non è semplicemente una provocazione grafica: è un meccanismo di disumanizzazione. Immagini come queste richiamano un lungo passato di troppi razzisti, usati storicamente per giustificare esclusione, discriminazione e violenza nei confronti di gruppi percepiti come “altri”.
Questo tipo di linguaggio visivo supera la semplice satira politica: trasforma esseri umani (e avversari politici) in figure animalizzate, rinforzando una cultura dell’odio e della polarizzazione estrema piuttosto che del confronto civile.
2. La comunicazione politica come arma di divisione
Negli ultimi anni, casi simili si sono moltiplicati — non solo negli Stati Uniti ma in molte democrazie — attraverso post, meme e video che:
– incitano all’odio contro gruppi sociali o politici avversari;
– diffondono disinformazione o contenuti manipolati;
– aumentano la tossicità del dibattito civile.
Questo tipo di comunicazione si nutre di:
– social media che premiano contenuti polarizzanti;
– algoritmi che amplificano messaggi emozionali;
– narrazioni semplificate invece di analisi complesse.
9 febbraio 2026
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