Vladimir Putin ha spesso parlato con il suo popolo cecando di convincerlo che ”i soldati russi difendono la patria e il popolo per volere del Signore ed è così che in Russia da sempre il popolo considera i propri militari, come coloro che, per volere del Signore, portano avanti questa sacra missione”, ha detto il presidente russo presentando la guerra in Ucraina come una missione nazionale e facendo leva sul simbolismo patriottico e religioso.
Scrive Valigia blu: ”Non è la prima volta che lo zar ricorre a questa retorica. Già in passato aveva definito le truppe che combattono la guerra in Ucraina, ormai prossima a entrare nel suo quinto anno, eroi sacri e la società russa come l’arma più importante nell’avanzata delle sue forze sul campo di battaglia”.
Nei secoli passati nessuno ha mai osato tanto quanto ha fatto Vladimir Putin. Ma che se ne fa dell’Ucraina, visto che la Russia ha un’estensione territoriale pazzesca pari a circa 22 milioni di chilometri quadrati? È un capriccio? Contava per davvero di rovesciare il governo Zelensky in un una settimana? È fin troppo evidente che ha sbagliato tutti i suoi calcoli. Non è riuscito nell’intento di fiaccare le forze ucraine e per di più ha, probabilmente, perso centinaia di migliaia di uomini e l’economia russa si trova in condizioni estremamente precarie, dato che in quattro anni lo zar ha dilapidato grandi risorse per destinarle al conflitto, sottraendole ad usi civili e sociali per sostenere le necessità della sua popolazione ridotta in miseria). E di questo, prima o poi, dovrà rendere conto al popolo russo. Questa ricostruzione è accettabile? Certo che le responsabilità del presidente degli Stati Uniti (sostanzialmente, ha sostenuto Putin) sono gigantesche e non mostruose. Avrebbe dovuto imporre uno stop allo zar e non lo ha fatto!
Una ricostruzione lucida, questa, che solleva questioni fondamentali. Putin ha indubbiamente compiuto un errore di valutazione gravissimo, immaginando una “operazione speciale” lampo con la caduta di Zelensky e una rapida annessione o controllo dell’Ucraina orientale. In realtà:
– Ha sottovalutato la resistenza ucraina e il carisma di Zelensky.
– Ha sopravvalutato la debolezza e la divisione dell’Occidente, che invece ha reagito (sia pur con lentezze e contraddizioni) con sanzioni, aiuti militari e sostegno politico.
– L’economia russa è sotto pressione, nonostante l’adattamento al sistema di sanzioni. Le spese belliche hanno drenato risorse, e la popolazione civile è sempre più sacrificata.
– Le perdite umane (soldati russi uccisi o feriti) sono enormi, con stime che parlano di centinaia di migliaia tra morti e invalidi.
Quanto agli Stati Uniti, non hanno “sostenuto” Putin, ma l’Occidente nel suo insieme è stato forse troppo lento nel prevenire l’invasione. Il ritiro dall’Afghanistan e alcuni segnali ambigui hanno forse convinto Putin che non ci sarebbe stata una reazione forte.
In sostanza: Putin ha sbagliato tutto. L’Ucraina non era un capriccio, ma una parte cruciale della sua visione imperial-nazionalista: senza l’Ucraina, non esiste una “Grande Russia”. Ma ha sottovalutato i costi e la reazione internazionale. E ora rischia di aver trascinato il suo Paese in un tunnel senza uscita.
7 febbraio 2026
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