Mattia Feltri ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui scrive di un fatto straordinario e lo ha strutturato per punti chiave per metterne in luce l’analisi psicologica e sociale.
Ha esordito così: ”Un ottantenne di Pordenone è indagato con l’accusa di essere uno dei turisti col fucile che, durante l’assedio di Sarajevo, pagavano per trascorrere un week end in collina a sparare agli assediati. La storia è stata raccontata bene in un documentario sloveno, Sarajevo Safari, e negli anni arricchita di molte testimonianze: i cecchini della domenica arrivavano da tutta Europa, anche dall’Italia, a provare il brivido di colpire non un bersaglio al poligono di tiro o una lepre all’alba, ma uomini, donne, ragazze, bambini. Ricordo il racconto di un cecchino secondo cui il capolavoro non era uccidere subito, ma ferire, possibilmente un bambino, perché poi qualcuno sarebbe dovuto sgattaiolare fuori per metterlo in salvo, e allora si faceva punteggio pieno. Non conosciamo il nome dell’ottantenne di Pordenone ed è giusto così poiché non conosciamo la portata delle accuse. Ma questo riguarda lui e l’amministrazione della giustizia: quello che riguarda noi è la consapevolezza che la possibilità del male è in mezzo a noi, è parte di noi, come sempre e da sempre. E infatti – se riusciamo ad andare oltre il ribrezzo, e al compiacimento di provarlo come conferma della nostra purezza – la vicenda ci impone due domande. La prima: pure noi avremmo potuto farlo? La seconda, ancora più precisa: sono le circostanze sociali a rendere possibile un male che altrimenti sarebbe impossibile? E cioè: se il male è autorizzato, lo si compie senza provare senso di colpa e neppure un poco di imbarazzo?”
Il fatto: Il “Safari” del male
Un caso di cronaca: un ottantenne di Pordenone indagato per aver partecipato, durante la guerra in Bosnia, al cosiddetto “Sarajevo Safari”. Si trattava di una pratica atroce in cui turisti europei pagavano per andare sulle colline e sparare ai civili assediati, inclusi i bambini, per puro brivido personale.
Le due domande fondamentali
Feltri sposta l’attenzione dal singolo caso giudiziario a una riflessione universale sulla natura umana, ponendo due interrogativi scomodi:
- Potremmo farlo anche noi?
- È il contesto sociale a rendere possibile un male che altrimenti riterremmo impossibile?
L’autore suggerisce che questi “turisti del cecchinaggio” non uccidono nella vita quotidiana solo perché la legge lo impedisce, ma sono pronti a farlo non appena si trovano in un contesto dove il male è autorizzato o facilitato.
La scienza del male: l’esperimento di Milgram
Per spiegare come persone “normali” possano compiere atrocità, Feltri cita gli esperimenti di Stanley Milgram (1961).
- Il test: dei volontari dovevano infliggere scosse elettriche via via più forti a uno studente (che in realtà era un attore) ogni volta che sbagliava una risposta, spinti da un “tutor” che rappresentava l’autorità.
- I risultati: una percentuale impressionante di persone (fino al 65%) arrivava a infliggere scosse potenzialmente letali, nonostante le urla della vittima. La moralità del singolo si spostava dal “non fare del male” al “compiacere l’autorità” facendo bene il proprio compito.
- La banalità del male: Feltri richiama il dibattito storico (Joachim Fest, Hannah Arendt) sulla necessità di considerare il nazismo come un fenomeno umano e non demoniaco: solo accettando che chiunque possa esserne capace ci si può assumere la responsabilità di evitarlo.
Conclusioni: Il ruolo della società e della democrazia
L’articolo giunge a tre conclusioni principali:
L’autorizzazione al male: se l’uomo è autorizzato o celebrato (come nei moderni reality show o in guerra), tende a compiere il male con meno remore.
Distanza e responsabilità: più la vittima è lontana (o non vista), più è facile colpirla.
L’antidoto del pluralismo: Milgram dimostrò che se ci sono più voci contrastanti (tutor che discutono tra loro), quasi nessuno obbedisce all’ordine crudele. Il pluralismo democratico è dunque la nostra difesa principale contro la barbarie, sebbene non sia una garanzia assoluta: ci sarà sempre qualcuno che sceglierà comunque di salire sulla collina di Sarajevo.
6 febbraio 2026





