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Esteri

La torsione anti-democratica negli Stati Uniti

Da mesi parla della torsione autoritaria negli Stati Uniti, un tempo Stato paladino della democrazia mondiale. Corrisponde al vero che l’attuale presidente voglia stravolgere le regole vigenti negli States? Si scrive di nazionalizzare le leggi elettorali a beneficio dell’inquilino della Casa Bianca. Sembrerebbe di sì.

Cosa raccontano i media americani in proposito?

I media americani stanno segnalando con crescente preoccupazione che alcune dichiarazioni e proposte di Donald Trump sull’elezione e sul potere esecutivo stanno oltrepassando norme costituzionali consolidate e vengono percepite come tentativi di spostare il fragile equilibrio democratico verso un’autorità più centralizzata e potenzialmente autoritaria. Ecco i punti principali:

1. Proposta di “nazionalizzare” il sistema elettorale

Una delle affermazioni più discusse di Trump negli ultimi giorni è quella di voler “nazionalizzare” il voto, ossia spingere perché il governo federale abbia un ruolo diretto nell’organizzazione e nella gestione delle elezioni che attualmente spettano agli Stati.

– Trump ha affermato che i repubblicani dovrebbero “assumere il controllo delle votazioni in almeno 15 Stati” e che il governo federale dovrebbe avere un ruolo più dominante nel sistema elettorale, criticando gli Stati che, secondo lui, sarebbero “corrotti” nel conteggio dei voti.

– Queste proposte sono state presentate in un’intervista a un podcaster conservatore e recentemente ribadite anche in contesti pubblici.

– Rapporti e gruppi di ex funzionari dell’intelligence hanno avvertito negli ultimi mesi che gli Stati Uniti sono “su una traiettoria verso un’autorità più autoritaria”, in cui il potere esecutivo tenta di erodere il sistema di checks and balances classico del sistema americano.

– Altri reportage evidenziano mosse contro media indipendenti e critiche all’informazione libera, considerate da molti commentatori segnali di pressione sui meccanismi democratici.

4. Il sistema elettorale USA e la Costituzione

Secondo la Constituzione, il “tempo, luogo e modo delle elezioni federali” è tradizionalmente lasciato agli Stati, con alcune possibilità per il Congresso di intervenire tramite legge federale.

Quindi, qualsiasi proposta di “nazionalizzazione” diretta delle elezioni non solo è estrema rispetto alla prassi, ma potenzialmente incostituzionale senza un emendamento specifico o un vasto consenso legislativo.

In sintesi

Trump ha pubblicamente chiesto che il governo federale “prenda il controllo” delle elezioni in vari Stati, spingendo per una nazionalizzazione del processo elettorale.

Questo va contro la tradizione costituzionale americana, secondo cui la gestione delle elezioni — tempi, luoghi e modalità di voto — è in gran parte affidata alle legislazioni statali, anche se il Congresso può stabilire norme federali di base.

2. Critiche da parte dei democratici e degli osservatori

La proposta ha suscitato forti critiche degli avversari politici e anche di osservatori costituzionali:

– Il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, ha definito le idee di Trump come “fuorilegge e palesemente incostituzionali”.

– Alcuni commentatori e analisti sottolineano che spingere per un coinvolgimento federale così diretto nel sistema di voto è percepito come un tentativo di interferire nella decentralizzazione elettorale e di consolidare potere politico a favore di un partito specifico.

Molti media e commentatori collegano questa spinta a timori elettorali interni: se i repubblicani rischiano di perdere i Midterm 2026 o di subire una controffensiva democratica, cambiare le regole del voto può apparire a certi leader come una mossa tattica per mantenere il controllo.

3. Preoccupazioni su trend autoritari

Nel dibattito pubblico statunitense, non è solo la questione elettorale a preoccupare.

Questa proposta è in netto contrasto con la tradizione costituzionale americana di decentramento nello svolgimento delle elezioni.

I media e molti osservatori americani vedono queste mosse come parte di una strategia per consolidare il potere e mitigare possibili perdite elettorali, con rischi di indebolimento dei checks and balances del sistema democratico.

Critiche legali e politiche sono forti, con figure di spicco che definiscono le proposte come incostituzionali o autoritarie.

5 febbraio 2026