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Atomiche e senza regole

Paolo Valentino ha pubblicato, sul Corriere della Sera, un editoriale, in cui analizza la gravità della scadenza del New Start, il trattato tra Stati Uniti e Russia che limitava il numero di testate nucleari. Per la prima volta dal 1967, il mondo si ritrova senza alcun meccanismo di controllo o freno alla proliferazione atomica, segnando la fine di un’era di negoziati iniziata durante la Guerra Fredda.

Ha scritto Valentino: ‘’Ottantacinque secondi alla mezzanotte. Martedì scorso il Bulletin of the Atomic Scientists ha di nuovo avanzato le lancette del suo metaforico Doomsday Clock, l’orologio dell’apocali:sse, che da decenni segnala la vicinanza a una catastrofe nucleare globale. Non è un’esagerazione. Domani scade infatti il New Start, il Trattato per la limitazione delle armi strategiche tra Stati Uniti e Russia, che dal 2010 fissa a 1550 il numero massimo di testate atomiche schierate da ognuna delle due superpotenze su sottomarini, missili intercontinentali basati a terra e bombardieri. Era l’ultimo simulacro di un’epoca al tramonto’’.

Continua Valentino: ”La fine del New Start è il catalizzatore che deve allarmarci tutti, come perfino Mosca, per bocca del falco ed ex presidente Medvedev, mette in guardia. Putin aveva offerto di estenderlo per un altro anno, ma solo per la parte riguardante il tetto delle testate, senza quindi riprendere le verifiche intrusive, che sono la vera forza dell’accordo e ne garantiscono il rispetto. Trump ha ignorato la proposta, senza però rilanciare, perché sostiene che ogni nuova trattativa dovrebbe coinvolgere la Cina, che invece oppone un rifiuto categorico. «Se scade, scade, ne faremo uno migliore», ha detto il presidente americano al New York Times. Purtroppo, nel caso delle armi atomiche, la Storia ci insegna che il meglio è sempre nemico del bene”.

I punti chiave dell’editoriale sono:

  • La fine dei limiti: con il trattato decaduto, non esistono più tetti massimi agli arsenali delle due superpotenze (fissati precedentemente a 1550 testate ciascuna). Questo vuoto normativo ha spinto il Bulletin of the Atomic Scientists a portare l’Orologio dell’Apocalisse a soli 85 secondi dalla mezzanotte.
  • Il ritorno della minaccia: l’invasione russa dell’Ucraina ha riportato l’arma nucleare al centro della politica mondiale. Putin ha usato lo spettro dell’atomica come deterrente contro l’Occidente, mentre l’intelligence USA ha temuto concretamente l’uso di ordigni tattici sul campo nel 2022.
  • Il ruolo di Trump e Putin: nonostante le speranze di un rinnovo, Donald Trump ha ridotto il team diplomatico dedicato al dossier e ha annunciato la ripresa dei test nucleari americani (interrompendo una moratoria trentennale). Dal canto suo, Putin ha mostrato nuove armi (“Wunderwaffe”) e ha proposto un rinnovo parziale privo di controlli, giudicato insufficiente dagli USA.
  • Un mondo multipolare e instabile: La situazione è più pericolosa rispetto alla Guerra Fredda per tre motivi:
    • L’ascesa della Cina: Pechino sta raddoppiando rapidamente il proprio arsenale.
    • Effetto domino: Paesi come Polonia, Germania, Corea del Sud e Giappone iniziano a discutere l’ipotesi di dotarsi di armi proprie, temendo l’imprevedibilità degli USA e l’aggressività russa.
    • Tecnologia e AI: l’intelligenza artificiale e i rischi di attacchi informatici rendono la gestione delle armi atomiche molto più complessa e instabile rispetto al passato.

In conclusione, Valentino sottolinea che la fine del New Start agisce da catalizzatore per una nuova, incontrollata e rischiosissima corsa agli armamenti, dove l’assenza di regole rende il futuro globale estremamente incerto.

4 febbraio 2026