ll sito Il Post riporta i risultati di una ricerca pubblicata su Communications Psychology (gruppo Nature) che evidenzia un aspetto inquietante dei deepfake: la loro capacità di manipolare il nostro giudizio anche quando siamo consapevoli della loro falsità.
Scrive Il Post: “Durante l’esperimento due ricercatori, Stephan Lewandowsky e Simon Clark, mostrarono un video a un gruppo di persone, dicendo loro che la donna nel video era un’influencer vegana di 27 anni, Amelia Palmer, e che quel video era circolato moltissimo sui social media. Nel video, lungo un paio di minuti, lei sembrava confermare certe indiscrezioni sul fatto che qualcuno l’avesse vista mangiare un hamburger di carne in un ristorante. Poi si scusava, dicendo di aver passato un momento di difficoltà. I due ricercatori, però, usarono due video diversi per due gruppi di persone diverse. A un gruppo di partecipanti ne mostrarono uno con una persona vera; all’altro gruppo ne mostrarono una versione deepfake, creata con un software di intelligenza artificiale. Il copione era uguale. Ad alcuni partecipanti del secondo gruppo, poi, subito prima dell’inizio del video, fu detto esplicitamente che il video era stato etichettato come falso”.
Ecco i punti chiave dell’esperimento condotto dagli psicologi Stephan Lewandowsky e Simon Clark:
L’esperimento del 2024
I ricercatori hanno mostrato a diversi gruppi di persone un video di un’influencer vegana intenta a scusarsi per aver mangiato un hamburger di carne.
- Le varianti: alcuni hanno visto un video reale, altri un deepfake generato dall’IA.
- L’avvertimento: a una parte del gruppo “deepfake” è stato esplicitamente comunicato, prima della visione, che il filmato era falso.
I risultati sorprendenti
Nonostante l’etichetta di “falso”, l’impatto psicologico del video è rimasto fortissimo:
- Persistenza della credenza: la maggior parte di chi sapeva di guardare un falso ha comunque risposto “Sì” alla domanda se l’influencer avesse davvero mangiato l’hamburger. In teoria, avrebbero dovuto rispondere che era impossibile stabilirlo.
- Inefficacia delle etichette: tra chi era convinto che il video fosse un deepfake, solo il 20% attribuiva questa consapevolezza all’avviso ricevuto; gli altri si basavano su imperfezioni tecniche.
- Il paradosso: persino metà di coloro che erano dichiaratamente convinti della falsità del video credeva comunque che il fatto narrato (lo “scandalo” dell’hamburger) fosse reale.
Il concetto di “Influenza continua”
L’articolo spiega questo fenomeno attraverso un principio psicologico noto come “effetto di influenza continua”:
- Una volta che un’informazione (anche falsa) entra nel nostro sistema cognitivo, continua a condizionare i nostri giudizi anche dopo essere stata smentita o ritrattata.
- Il nostro cervello fatica a “cancellare” l’impatto emotivo e visivo di una notizia, mantenendo un pregiudizio negativo verso il soggetto coinvolto (come nell’esempio del ristorante evitato anche dopo che la notizia dell’avvelenamento si è rivelata falsa).
- Continua Il giornale: ”Le possibili ripercussioni della tecnologia dei video deepfake sul dibattito pubblico sono da tempo oggetto di riflessioni. La maggior parte della discussione in ambito accademico si è concentrata sul rischio che i deepfake siano utilizzati per screditare, minacciare o fare del male alle persone, o per influenzare le loro idee politiche facendo credere che contenuti falsi siano veri. Studi come quello di Lewandowsky e Clark si concentrano invece su un altro rischio: che anche video segnalati come falsi possono influenzare ciò che le persone pensano”.
In sintesi
Lo studio suggerisce che il fact-checking e le etichette di avvertimento non bastano a neutralizzare i deepfake. L’immagine ha una potenza tale da scavalcare la logica razionale, lasciando una “macchia” sulla reputazione delle persone che persiste anche di fronte alla prova della falsità tecnologica.
2 febbraio 2026


