Il prof. Sabino Cassese ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui, in circostanze storiche come quelle che stiamo vivendo, ci si rende conto di quanto sia importante avere uno Stato pronto ad agire, capace non solo di rispondere ai bisogni quotidiani dei cittadini, ma anche alle scosse improvvise che vengono da fuori.
Scrive Cassese: ”I poteri pubblici italiani, che hanno una lunga tradizione storica di scarsa efficacia per l’una e l’altra esigenza, hanno migliorato, negli ultimi anni, la loro capacità amministrativa, o si stanno almeno dotando di un progetto per affrontare gli odierni mari tempestosi? Lo Stato italiano, tradizionalmente un mosaico di corporazioni, alcune forti per la loro inerzia, altre potenti per la loro aggressività, è riuscito, in questi 80 anni di Repubblica, a creare istituzioni e pratiche capaci di utilizzare le nuove tecnologie, adeguando organizzazioni e procedure e favorendo all’interno degli apparati una cultura del risultato, nonché di resistere alle nuove tensioni che si presentano nel mondo, e governare i cambiamenti che ne derivano?”
Il tema centrale dell’articolo è la necessità urgente per lo Stato italiano di trasformarsi in un organismo “capace di agire”, superando le inefficienze storiche per affrontare le sfide globali, le crisi improvvise e le innovazioni tecnologiche.
1. Analisi dei vertici dello Stato e dei ministeri
Cassese traccia un bilancio chiaroscurale delle principali istituzioni:
- Presidenza del Consiglio: reattiva in politica estera, ma ancora troppo appesantita da compiti gestionali e carente nella guida del processo legislativo.
- Difesa: dinamica nella comprensione delle nuove minacce (cyber-sicurezza), ma deve ancora ricostruire un solido complesso militare-industriale.
- Economia (MEF): prudente nel breve termine, ma zavorrata da una Ragioneria Generale lenta e inadeguata all’elaborazione dei dati moderni.
- Giustizia: ancora paralizzata da un numero eccessivo di pendenze e dall’eccessiva influenza dei magistrati “fuori ruolo” nei compiti amministrativi.
- Sanità e istruzione: in difficoltà nel passare da una struttura gerarchica verticale a un modello di gestione a rete.
- Funzione pubblica: viene indicata come l’istituzione più in ritardo, giudicata incapace di guidare il cambiamento tecnologico necessario.
2. Problemi trasversali
L’autore individua quattro criticità che colpiscono l’intero apparato pubblico:
- Reti territoriali obsolete: scuole, tribunali e forze dell’ordine sono distribuiti secondo logiche demografiche del passato, creando squilibri tra l’offerta di servizi e le reali necessità (es. meno agenti dove c’è più criminalità).
- Lottizzazione politica: la cosiddetta “passione per i posti” che, specialmente nella sanità regionale, privilegia le nomine politiche all’efficienza.
- Mancata integrazione tra demografia e tecnologia: si continua ad assumere personale in modo massiccio senza considerare l’impatto della digitalizzazione e la denatalità, che riduce il numero di cittadini da servire.
- Divario Nord-Sud: persiste una profonda differenza non solo economica, ma anche di qualità istituzionale tra le diverse aree del Paese.
3. La proposta: il modello tedesco
Cassese conclude citando l’esempio della Germania, che ha lanciato l’iniziativa “Per uno Stato capace di agire”. Un progetto sostenuto dalla Presidenza della Repubblica e redatto da esperti di vari settori per ripensare lo Stato in modo moderno e funzionale. L’auspicio è che anche l’Italia avvii una riflessione analoga e sistematica per non farsi travolgere dai “mari tempestosi” della storia contemporanea.
1 febbraio 2026





