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Esteri

Trump vuole cambiare le regole elettorali

Qualcosa di grave sta ”bollendo” negli  Stati Uniti in vista delle prossime elezioni presidenziali. Molti autorevoli osservatori sostengono che Donald Trump è ormai convinto di perdere il controllo del Congresso alle prossime elezioni di Midterm. A questo punto i suoi consiglieri sembrano suggerirgli di fare qualcosa per evitare di diventare un’anatra zoppa, come lo è stato Barack Obama negli ultimi due anni del suo secondo mandato presidenziale. Trump vuole predisporre delle correzioni dei collegi sì da avere la possibilità di vincere perchè ha un fondato timore che se prevalgono i democratici lui finirà con un bell’impeachement. Cosa si racconta nei media Usa?

In stati come Texas e Missouri, c’è stata una forte spinta da parte repubblicana (in parte incoraggiata da Trump e dal GOP) per ridisegnare i distretti in vista delle elezioni del 2026, con l’obiettivo di aumentare i seggi favorevoli ai Repubblicani alla Camera.   

– Queste azioni hanno incontrato resistenze, contestazioni legali e opposizione democratica: legislatori democratici hanno cercato di bloccare le sessioni, e in alcuni casi sono fuggiti dallo Stato per impedire il raggiungimento del quorum necessario (come già accaduto in Texas in passato).    

– Anche i democratici, però, non stanno a guardare: in stati come California e Maryland si stanno preparando o avanzando mappe elettorali che potrebbero bilanciare o contrastare le mosse repubblicane.   

– La lotta sul redistricting non è semplicemente tattica: è vista come un modo per tentare di incanalare l’esito delle elezioni a favore di un partito, riducendo l’efficacia del voto popolare nella scelta dei seggi.

Questo tipo di battaglia è reale, istituzionale e sta procedendo concretamente, non è mera ipotesi complottistica.

3. Trump e le regole elettorali

Secondo reportage indipendenti e giornalisti politici, l’amministrazione Trump vuole cambiare le regole del gioco.

– Alcuni analisti, come quelli citati da The Guardian, sostengono che Trump abbia eroso norme democratiche e che gli Stati Uniti possano avvicinarsi a un modello di “autoritarismo competitivo”, dove le elezioni si tengono ma le regole vengono piegate per favorire l’incumbent.

– Editoriali, incluso uno del Wall Street Journal, riconoscono che l’approccio tumultuoso di Trump potrebbe danneggiare lo stesso partito repubblicano alle elezioni di mezzo mandato, mettendo a rischio la maggioranza in Congresso.

È importante notare che queste analisi non sono generalizzazioni complottistiche, ma valutazioni basate su azioni concrete annunciate e tentativi legislativi in corso.

5. E gli elettori?

In termini di percezione pubblica:

– C’è una stretta polarizzazione dell’opinione pubblica americana; parti rilevanti della base repubblicana supportano le tattiche di Trump, vedendo le contestazioni elettorali come difesa della “legittimità” elettorale. 

– Altri settori, incluse molte identificazioni indipendenti e democratici, vedono queste mosse come minacce alle norme democratiche e temono che si stia rischiando una crisi istituzionale o interpartitica.

Nei media statunitensi si discute molto e preoccupatamente della situazione politica in vista delle elezioni di *midterm del 2026*, che non è affatto ridotta a semplici speculazioni. Ci sono elementi concreti che vengono riportati da fonti mainstream, insieme a interpretazioni più allarmistiche da parte di osservatori e analisti. Ecco una sintesi precisa e basata sulle notizie e sugli sviluppi reali:

1. La posta in gioco: controllo del Congresso

Una delle principali preoccupazioni è che se i Repubblicani perdessero il controllo di uno o entrambi i rami del Congresso (Camera e Senato) alle elezioni di *midterm del 2026*, la capacità di Trump di far approvare la sua agenda e difendersi da eventuali inchieste o procedimenti politici (come un possibile impeachment) si ridurrebbe drasticamente. Questo fatto è sottolineato anche da istituti di analisi politica: una perdita di maggioranza renderebbe l’amministrazione più vulnerabile a audizioni di controllo e critiche pubbliche da parte dei Democratici.

2. Redistricting (ridefinizione dei collegi)

Uno dei nodi più concreti è la lotta per il ridisegno dei collegi elettorali (gerry mandering), ovvero la pratica di tracciare i confini dei distretti in modo da favorire un partito:

Punta su modifiche alle regole elettorali che vadano oltre la normale pressione politica, inclusi tentativi di limitare il voto per posta e di influenzare normative statali sensibili.  

– Ha messo nella sua amministrazione funzionari che già negano la legittimità delle elezioni precedenti, e ha usato diversi strumenti istituzionali (dipartimenti federali, richieste di dati elettorali, pressioni legali) per cercare di influenzare processi elettorali.

– Attacchi ripetuti alle tecnologie di voto, al voto per corrispondenza e alla gestione elettorale sono visti da molte testate come un tentativo di seminare dubbi sulla credibilità del processo elettorale nel caso i risultati gli siano sfavorevoli.

Queste azioni, pur non costituendo – di per sé – azioni illegali in quanto tali (molte delle competenze elettorali negli USA sono lasciate agli stati), sfidano norme democratiche consolidate e sono fonte di forte dibattito politico.

4. Le reazioni dei media e degli osservatori

Le principali testate statunitensi riportano preoccupazioni sulla salute della democrazia americana:

Non è possibile affermare che si stia preparando una guerra civile, ma la retorica sugli “attacchi al sistema elettorale” e sui possibili brogli è già ampia e divisiva, e genera forti tensioni culturali e politiche.

In sintesi

Non è una fantasia dire che Trump e i Rep. stanno cercando di usare strumenti come il redistricting o la pressione sulle norme elettorali per consolidare la loro posizione prima delle elezioni di midterm 2026 o della presidenziale 2028.    

Trump teme concretamente di perdere il controllo del Congresso, il che lo metterebbe sotto maggiore scrutinio politico e gli renderebbe difficile avanzare la sua agenda.   

I media tradizionali statunitensi raccontano questo come una battaglia istituzionale reale, con rischi per le norme democratiche, e non come una teoria complottista.

28 gennaio 2026