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Dietro la difesa della democrazia l’allarme per i rastrellamenti in America

Gianni Oliva ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui sottolinea la svolta di Giorgia Meloni sulla questione fascismo.

Scrive infatti Oliva: ”La premier Meloni ha fatto una rivisitazione del passato condotta senza più distinguo e tentennamenti; significa riconoscere che dietro il rastrellamento del ghetto romano del 16 ottobre 1943 c’era la polizia fascista che fornì alle SS gli elenchi, le indicazioni operative, il supporto logistico; che a radunare a Borgo San Dalmazzo (Cuneo) gli ebrei del primo convoglio di deportati partito per Auschwitz (21 novembre 1943) erano i militi volontari della Repubblica Sociale, gli stessi che nei mesi seguenti avrebbero riempito di sventurati i campi di Fossoli, di Bolzano-Gries, della Risiera di San Sabba o i carri bestiame del Binario 21; che a prelevare nelle carceri romane i 335 antifascisti eliminati da Kappler alle Fosse Ardeatine c’erano il fascistissimo questore Pietro Caruso e i suoi uomini”.

Il riconoscimento storico di Giorgia Meloni. L’autore sottolinea l’importanza delle dichiarazioni della premier Giorgia Meloni, che ha condannato con una nettezza senza precedenti il ruolo del fascismo nell’Olocausto. Definendo le leggi razziali del 1938 come un’ “ignominia” e riconoscendo la complicità dei fascisti nei rastrellamenti e nelle deportazioni (dal ghetto di Roma alle Fosse Ardeatine), Meloni compie una “rottura” significativa rispetto al suo passato politico nell’estrema destra e supera il falso mito dell’ “italiano buono” contrapposto al “tedesco cattivo”.

Le ombre e i ritardi. Nonostante l’apprezzamento per queste parole, Oliva muove due critiche:

  1. Avrebbe preferito che tale condanna fosse arrivata quando Meloni era all’opposizione, per evitare ambiguità nel dibattito politico.
  2. Auspica che la critica non si fermi solo alle leggi razziali, ma si estenda alla natura totalitaria dell’intero regime fascista.

Il legame con l’attualità e l’allarme democratico. L’articolo ipotizza che questa presa di posizione sia influenzata dalle emergenze del presente. Oliva traccia un parallelo inquietante tra gli orrori del passato e la deriva autoritaria negli Stati Uniti di Trump (alludendo ai metodi brutali dell’agenzia ICE contro gli immigrati e alle violenze in Minnesota), definendo certe scene simili alle incursioni naziste.

Conclusione. In un momento storico in cui la democrazia appare in pericolo a livello globale, Oliva vede nelle parole della premier un’importante affermazione di valori democratici applicata alla storia. Sebbene resti il dubbio se questo segnerà un vero cambio di rotta nei rapporti con la politica di Washington, l’autore ritiene che tale atto di chiarezza vada comunque riconosciuto e apprezzato.

28 gennaio 2026