Decenni di promesse: storia della grande beffa. Nulla cambiò nemmeno dopo i crolli del 1997
Gian Antonio Stella analizza in un articolo amaro e documentato il paradosso del dissesto idrogeologico in Italia, focalizzandosi sul caso emblematico di Niscemi, in Sicilia. L’autore denuncia come, nonostante la consapevolezza storica dei pericoli, le istituzioni continuino a rispondere con promesse regolarmente disattese.
Esordisce Stella: ”Sono almeno 236 anni che la gente del posto sapeva di come fosse stato un grave errore costruire la cittadina lassù, sui colli argillosi che dominano Gela. Lo ricorda un libro del 1792 scovato da Giuseppe Caridi, direttore di meteoweb.eu, scritto dall’archeologo e naturalista Saverio Landolina Nava e intitolato «Relazione della rivoluzione accaduta in marzo 1790 nelle terre vicine a S. Maria di Niscemi nel Val Di Noto», dove si narrava appunto che il 19 marzo 1790 «il lato opposto al pendio della montagna si sollevò in un piano e unitosi al pendio abbassato coll’altro lato formò lì due piani inclinati che ora si vedono». Una storia apocalittica di una frana durata otto giorni e miracolosamente finita, proprio perché lenta, senza un’ecatombe di morti”.
Ecco i punti chiave della sintesi:
La beffa delle promesse recenti
L’articolo si apre con un contrasto stridente: mentre la Regione Sicilia annuncia investimenti per 2 miliardi di euro e si candida a “modello di governance” (con tanto di premi ambientali ai suoi assessori), la realtà del territorio racconta una storia di totale immobilismo.
Una tragedia annunciata da secoli
Stella dimostra che il rischio di Niscemi non è una sorpresa moderna, ma un pericolo noto da almeno 236 anni.
- Il precedente del 1790: documenti storici narrano di una frana apocalittica durata otto giorni che già allora evidenziava l’errore di costruire su colli argillosi.
- Il crollo del 1997: Trent’anni fa, la storia si è ripetuta quasi identica, con case sventrate e mille evacuati. Nonostante l’evidenza scientifica della necessità di allontanare i residenti e rifare il sistema fognario, nulla è stato fatto se non piccoli interventi superficiali.
L’Italia dei disastri in numeri
L’autore allarga lo sguardo all’intero Paese, citando dati allarmanti sulla gestione delle emergenze naturali:
- Amnesia collettiva: se la memoria dei terremoti dura due generazioni, quella delle alluvioni e delle frane svanisce in pochi mesi, portando al blocco dei progetti preventivi.
- Record europeo: l’Italia è il Paese con il maggior numero di frane in Europa.
- Impennata dei casi: lo studio Societal landslide and flood risk in Italy evidenzia come le frane gravi siano quadruplicate dal secondo dopoguerra a oggi (passando da poche centinaia a oltre 2.200). Il caso di Sarno è l’esempio perfetto: pochissimi eventi nei secoli scorsi, decine dopo l’urbanizzazione selvaggia del Novecento.
La cattiva gestione e l’impunità
Stella chiude con una riflessione sulla gestione politica e giudiziaria:
Incompetenza: viene citato l’episodio emblematico del 2009 a Messina, dove la gestione del dopo-alluvione fu affidata a un giovane studente senza alcuna competenza tecnica specifica.
Mancanza di giustizia: nonostante i danni ingenti, le condanne per sciatteria umana o cattiva manutenzione restano rarissime.
28 gennaio 2026





