Ecco una sintesi dell’articolo di Milena Gabanelli e Andrea Priante (Corriere della Sera) sulla crescita della criminalità minorile in Italia e l’attuale risposta delle istituzioni.
Scrivono Gabanelli e Priante: ”Fino a qualche anno fa le bande giovanili erano formate da componenti fissi, con le stesse origini etniche, bassa estrazione sociale e agivano nei loro quartieri: furti o spaccio di stupefacenti ai coetanei erano finalizzati a mettersi qualche soldo in tasca. Dopo il Covid il fenomeno è esploso e ha cambiato pelle. Oggi ad accomunare i membri delle baby gang sono gli abiti che indossano, la musica che ascoltano, l’uso di droghe, i modi strafottenti. I membri del gruppo cambiano di continuo: dentro c’è il minore straniero e quello italiano, quello che arriva dal quartiere disagiato e quello di famiglia benestante, e l’età va dagli 11 ai 17 anni. Si danno appuntamento sui social per poi ritrovarsi nei luoghi della movida, e lo scopo del furto o della violenza è l’atto di prevaricazione sulla vittima, meglio se filmato e postato sul web. La questura di Milano ha analizzato centinaia di commenti a questi video, e rilevato «un preoccupante livello di consenso da parte dei coetanei».
Continuano Gabanelli e Priante: ”Dunque cosa si fa per limitare l’attrazione degli adolescenti verso i modelli che vedono scorrere sugli schermi dei telefonini, dai video delle risse al porno estremo? Prendiamo il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, nato nel 2016 con uno stanziamento da 100 milioni di euro l’anno: nel 2019 era già sceso a 55 milioni, nel 202223 a 45, e ora ridotto a 3 milioni. Il Fondo politiche giovanili, al quale attingono Regioni, Comuni, parrocchie, scuole e società sportive o culturali per finanziare progetti di educazione e inclusione è passato dai 90,8 milioni di euro del 2022 ai 49,9 milioni per il 2026. Il Fondo per l’infanzia e l’adolescenza, che paga progetti di contrasto a violenza ed esclusione sociale nelle grandi città, è sceso da 28,7 milioni a 25,9 milioni. Sui Comuni, sempre a corto di risorse, sono stati scaricati i 17.500 minori stranieri non accompagnati che rappresentano la vera grande emergenza perché sono i più esposti al reclutamento da parte della criminalità. Nel 2025, il solo Comune di Milano ha speso 20 milioni per la loro gestione, e lo Stato, se tutto va bene, ne rimborserà 15″.
L’impennata della criminalità minorile
Il panorama della delinquenza giovanile è cambiato radicalmente dopo la pandemia. Nel 2025, si contano quasi 24.000 adolescenti indagati. I dati mostrano un fenomeno in mutamento:
- Abbassamento dell’età: cresce il numero di indagati nella fascia 14-15 anni.
- Eterogeneità delle gang: non più solo giovani di estrazioni disagiate, ma gruppi misti (italiani e stranieri, ricchi e poveri) uniti da estetica, musica e desiderio di prevaricazione.
- Il ruolo dei Social: le violenze vengono spesso filmate e postate per ottenere consenso dai coetanei.
- Reati violenti in crescita: negli ultimi sei anni le risse e il porto di armi bianche (coltelli) sono quasi raddoppiati (+93%).
La risposta dello Stato: il “Decreto Caivano”
Il Governo ha risposto con una linea dura basata sulla repressione, le cui conseguenze sono già evidenti:
- Sovraffollamento carcerario: le presenze negli istituti penali per minorenni (IPM) sono aumentate del 40%. Oltre la metà delle strutture è sovraffollata.
- Misure restrittive: aumento del 90% degli ingressi nei centri di prima accoglienza.
- Sanzioni alle famiglie: il nuovo Decreto Sicurezza prevede multe fino a 1.000 euro per i genitori e ammonimenti per i bambini di 12-13 anni.
Il paradosso: Più pene, meno prevenzione
L’articolo evidenzia una forte contraddizione: mentre si inaspriscono le pene, lo Stato taglia i fondi per il recupero e l’educazione.
- Tagli alla giustizia: il Dipartimento giustizia minorile ha perso 19 milioni di budget; previsti tagli del 12% ai fondi per l’istruzione dei detenuti.
- Fondi per l’educazione ridotti: il Fondo per il contrasto della povertà educativa è crollato da 100 milioni (2016) a soli 3 milioni.
- Carenza di personale: negli IPM mancano educatori, psicologi e assistenti sociali, trasformando la detenzione in una misura meramente punitiva anziché riabilitativa.
📱 L’emergenza digitale e l’istruzione
Gli esperti sottolineano che la repressione non basta. Le cause profonde risiedono altrove:
- Dipendenza da smartphone: colpisce il 25% degli adolescenti, alimentando isolamento e aggressività.
- Mancanza di educazione affettiva: a scuola l’educazione alle relazioni non è ancora obbligatoria.
- Accesso ai social: l’articolo suggerisce di seguire l’esempio di altri Paesi (Australia, Francia) alzando il limite di età per l’accesso ai social network a 15-16 anni.
In sintesi: l’Italia sta affrontando l’emergenza baby-gang aumentando gli arresti e le multe ai genitori, ma sta progressivamente definanziando la prevenzione sociale e scolastica, rischiando di creare un sistema che punisce senza recuperare.
26 gennaio 2026





