Mattia Feltri nella sua rubrica quotidiana, Buongiorno, su La Stampa, scrive un breve articolo in cui critica la decisione di Facebook di oscurare un video dello storico Alessandro Barbero in cui esprimeva il suo no al referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e PM, giudicandolo “falso e fuorviante”.
Suggerisce Feltri che: ”La libertà di opinione la delimitano la Costituzione e il codice penale, non Mark Zuckerbeg o qualche suo subalterno. E dovrebbe inquietarci la facoltà di un social di vietare riflessioni magari basate su presupposti falsi, magari fuorvianti, ma legittime, e infatti legittimamente ripetute ogni giorno in Parlamento, sui giornali, da leader di partito, da magistrati, da commentatori”.
Feltri afferma che anche lui ha trovato le argomentazioni di Barbero poco fondate, ma non avrebbe mai censurato il video, perché le piattaforme social sono ormai spazi pubblici, frequentati da cittadini, partiti, sindacati e aziende. In quanto tali, non dovrebbero arrogarsi il diritto di decidere cosa è lecito dire. La libertà d’espressione, dice Feltri, va regolata dalla Costituzione e dal codice penale, non da Zuckerberg o da suoi funzionari.
Ricorda poi casi precedenti, come la rimozione del profilo di CasaPound, che – pur potendo partecipare alle elezioni – non poteva esistere su Facebook. All’epoca pochi protestarono perché erano “fascisti”. Ora però tocca a Barbero. E questo, conclude Feltri, dovrebbe farci riflettere seriamente su chi decide cosa può essere detto nel nuovo spazio pubblico digitale.
24 gennaio 2026





