Nonostante la linea dura USA, la Commissione europea di Ursula von der Leyen ha mostrato un approccio cauto, cercando il dialogo mentre prepara risposte mirate per difendere il mercato unico.
La risposta dell’UE ai dazi imposti da Donald Trump si basa su una strategia a due fasi: negoziazione prioritaria per evitare un’escalation, pur mantenendo pronte contromisure su prodotti USA per circa 46 miliardi
Ecco i dettagli chiave della situazione:
- Strategia di negoziazione: la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha sottolineato che una “soluzione negoziata” è preferibile, mantenendo la porta aperta al dialogo.
- Contromisure pronte: l’UE ha preparato contromisure, inclusa la revoca della sospensione di vecchie tariffe (2018/2020) su prodotti americani, pronte a scattare in risposta alla mossa di Trump.
- Impatto economico: si stima che le tariffe imposte, e altre che ulteriormente si minacciano, impatteranno significativamente le esportazioni, con un danno potenziale per l’Italia calcolato in circa 35 miliardi di euro.
- Contesto e reazioni: la reazione europea è stata descritta come moderata, puntando a gestire la crisi attraverso trattative dirette piuttosto che un conflitto commerciale aperto immediato.
- Allineamenti strategici: l’UE ha esplorato nuove relazioni commerciali, inclusa una possibile apertura verso la Cina, per fare leva contro la politica commerciale aggressiva degli Stati Uniti.
- Implicazioni finanziarie: le Borse europee hanno risposto con calma, ma si teme un impatto inflazionistico che potrebbe influenzare le politiche della BCE
Quali settori americani potrebbero essere colpiti?
L’Unione Europea sta per predisporre delle contromisure che potrebbero includere dazi o restrizioni nei confronti di:
– Automobili e componentistica
– Agricoltura e bevande (es. whisky)
– Macchinari e aerei
– Servizi digitali e accesso al mercato delle piattaforme tech
Tutte aree dove molte imprese americane operano in Europa con grande presenza e profitti.
Cosa significa “sospendere accordi di tassazione”?
Quanto riguarda l’idea che la Germania o altri stati UE possano sospendere accordi fiscali con gli Stati Uniti, bisogna distinguere:
Sospendere un accordo di tassazione bilaterale è possibile ma richiede procedure complesse e negoziazioni diplomatiche.
L’UE può a livello comunitario utilizzare strumenti come dazi e restrizioni di mercato più rapidamente rispetto a modifiche fiscali bilaterali — spesso più lente.
Campi come la tassazione delle multinazionali americane stanno già vedendo cambiamenti globali tramite l’accordo OCSE su una tassa minima globale, ma gli USA hanno chiarito di volersi ritirare da alcuni accordi sul tema, lasciando spazio alle reazioni europee.
In sintesi: può l’Europa reagire?
Sì — l’Unione Europea ha già gli strumenti e li sta mettendo in campo per rispondere alle pressioni commerciali o coercitive provenienti dagli Stati Uniti sotto Trump, e lo sta facendo attraverso:
- valutazione di pacchetti di dazi su prodotti USA (circa 93 miliardi di euro)
- possibile attivazione del Anti‑Coercion Instrument
- discussione su modifiche all’approccio commerciale e fiscale
- mantenimento della pressione diplomatica e politica
- attenzione alle relazioni multilaterali e WTO
In altre parole, l’UE non intende accettare passivamente imposizioni unilaterali, e se necessario può colpire a sua volta aziende americane o merci statunitensi per riequilibrare una situazione che rischia di degenerare in guerra commerciale tra alleati.
22 gennaio 2026





