L’ambasciatore Ettore Sequi ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui analizza un cambiamento epocale nei rapporti transatlantici, innescato dalle pressioni americane sulla Groenlandia. Il cuore dell’analisi è la transizione degli Stati Uniti da “garante disinteressato” a “coercitore” che utilizza l’economia come arma geopolitica.
Scrive Sequi: “Le pretese americane sulla Groenlandia rivelano infatti il mutamento nel modo in cui gli Stati Uniti concepiscono sicurezza, alleanze e scambi. La scelta di Trump di legare esplicitamente la pressione economica – dazi con scadenze e automatismi – a un obiettivo territoriale come l'”acquisto completo e totale” della Groenlandia non è tattica. Per la prima volta Washington utilizza, in modo così esplicito, strumenti economici contro gli alleati per ottenere una concessione sovrana. Il messaggio è inequivocabile: la sicurezza non è più una garanzia condivisa, ma una leva negoziale; e i dazi non sono politica commerciale, ma strumento geopolitico. Non riequilibrano flussi, ma puniscono e forzano decisioni”.
E continua: ”Il commercio è una leva selettiva poiché la sicurezza diventa transazione, protezione in cambio di allineamento , risorse, territorio. E la sovranità altrui diviene una variabile subordinata all’utilità strategica americana. Il nucleo di questa dottrina è che per Trump sicurezza equivale a possesso. Ciò che non è direttamente controllato non è davvero sicuro. Dunque, la Groenlandia non può essere semplicemente “alleata”: deve essere posseduta o sottratta a ogni autonomia decisionale che non passi per Washington. È l’americanizzazione di un problema esterno, un meccanismo già visto in Venezuela. Quando una questione viene definita interesse di sicurezza nazionale degli Usa e narrata come tale nel dibattito interno, smette di essere politica estera e diventa politica interna americana. In quel momento, il diritto internazionale diventa opzionale, la coercizione legittima, la sovranità altrui negoziabile.È ciò che accade con la Groenlandia”.
Ecco una sintesi dei punti chiave:
1. La “Dottrina Donroe”: sicurezza come possesso
Sequi conia (o riprende) il termine Dottrina Donroe per descrivere la visione di Trump: la sicurezza non è più un valore condiviso tra alleati, ma una transazione legata al controllo diretto.
- Logica del possesso: Per Washington, un territorio è sicuro solo se è posseduto o sotto controllo totale. L’alleanza non basta più.
- Internalizzazione: Quando un tema (come l’Artico) viene definito “interesse di sicurezza nazionale USA”, smette di essere politica estera. La sovranità degli altri (Danimarca/UE) diventa subordinata e il diritto internazionale diventa opzionale.
2. L’Economia come Arma (Weaponization)
Il commercio non serve più a equilibrare flussi economici, ma a forzare decisioni sovrane.
- L’uso di dazi e pressioni economiche per ottenere cessioni territoriali (la Groenlandia) segna la fine dell'”ingenuità atlantica”.
- Il messaggio di Washington è chiaro: la protezione si paga con l’allineamento totale o con la cessione di risorse e territorio.
3. Il Dilemma Europeo e il “Bazooka”
L’Europa si trova a un bivio: subire la coercizione per mantenere l’ombrello difensivo o reagire per salvare la propria sovranità.
- Derisking funzionale: per la prima volta, l’UE ipotizza un distacco dagli USA non per ideologia, ma per sopravvivenza.
- Lo strumento anti-coercizione: l’UE dispone di un “bazooka” economico che colpirebbe i servizi e le piattaforme digitali americane. Tuttavia, l’attivazione richiede una maggioranza qualificata difficile da raggiungere, rischiando di esporre le divisioni interne tra i vari Stati membri.
4. Il rischio per la Nato e l’ordine globale
La crisi della Groenlandia non è un caso isolato, ma un precedente pericoloso:
- Fiducia incrinata: la NATO sopravvive formalmente, ma se viene meno la fiducia tra partner, la deterrenza perde efficacia.
- Parallelo con l’Ucraina: se l’Occidente accetta che i confini e la sovranità siano negoziabili sotto pressione al proprio interno, perde ogni autorità morale per difendere questi principi all’esterno.
- Sguardo di Mosca e Pechino: Russia e Cina osservano la tenuta dell’unità occidentale. Se la coercizione funziona tra alleati, il modello verrà replicato ovunque.
Conclusione: L’ultimo treno per l’autonomia
Per Sequi, l’Europa non può più permettersi una “autonomia strategica” solo retorica. Deve dimostrare unità reale e capacità di reazione. Se la Groenlandia diventa un precedente accettato, la sovranità europea cessa di esistere.
19 gennaio 2026





