Roberto Festa ha pubblicato, su Il Fatto Quotidiano, un articolo che descrive un clima di forte tensione e repressione negli Stati Uniti (nel contesto narrativo del 2025):
Dice Festa: “Sul fronte politico, Trump pare per ora rinunciare all’uso dell’insurrection Act – l’invio delle truppe federali – per sedare le proteste in Minnesota. “Non credo ci sia alcuna ragione al momento per invocarlo, ma se ne avessi bisogno, lo userei”, ha affermato venerdì, prima di lasciare la Casa Bianca per Mar-a-lago, e ribadendo comunque che a suo giudizio i manifestanti del Minnesota sono “sobillatori, agitatori, insurrezionalisti, professionisti ben pagati”. Nella rinuncia alla misura, devono aver contato soprattutto due cose. Da un lato, a Minneapolis è già dispiegato un massiccio contingente di agenti federali. Mandare altre truppe non avrebbe fatto vera differenza, almeno dal punto di vista dell’ordine pubblico. Ci sono poi gli aspetti politici e legali. L’insurrection Act è stato utilizzato per l’ultima volta nel 1992, ai tempi delle rivolte di Los Angeles, quando l’assoluzione di quattro agenti di polizia che avevano brutalmente picchiato un afroamericano, Rodney King, portò a giorni di violenze, morti, saccheggi, incendi. Invocarlo oggi darebbe il senso di un presidente che ha perso il controllo della situazione e incontrerebbe comunque diversi problemi di carattere legale. L’invio dei soldati deve, infatti, essere richiesto dalle autorità statali e il presidente è obbligato a ordinare ai manifestanti di disperdersi. Niente di tutto questo è avvenuto, o sta per avvenire, e dunque Trump avrebbe difficoltà a districarsi tra le diverse grane legali”.
L’escalation dell’ICE e la repressione a Minneapolis
L’articolo fotografa una situazione critica a Minneapolis, dove l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) ha lanciato una massiccia campagna di repressione. Nonostante l’ordine della giudice federale Kate M. Menendez di limitare l’uso della forza contro i manifestanti pacifici, la città è di fatto presidiata da oltre 3.000 agenti federali (cinque volte la polizia locale).
- Bilancio drammatico: in sette mesi si registrano 6.852 arresti e 31 morti in custodia. Tra le vittime spicca Renee Nicole Good, uccisa da un agente federale.
- Abusi di potere: la deputata Ilhan Omar denuncia arresti indiscriminati di cittadini statunitensi, descrivendo l’azione del governo come un “attacco mortale al Minnesota”.
Trasformazione dell’ICE: da agenzia di frontiera a corpo d’élite
L’ICE ha subito una mutazione profonda, espandendo i propri numeri (da 10.000 a 22.000 agenti in un anno) e le proprie competenze:
Operazioni speciali: attraverso operazioni dai nomi in codice come “Abracadabra” o “Benchwarmer”, l’agenzia non si limita più alle espulsioni, ma raccoglie intelligence, infiltra agenti e interroga sistematicamente gli arrestati per scovare legami con il terrorismo o gruppi come gli Antifa.
Egemonia federale: l’ICE ha ormai superato per influenza l’FBI e la DEA, godendo del sostegno incondizionato dell’amministrazione (esplicitato dai messaggi di JD Vance).
Lo scontro politico: Trump e l’Insurrection Act
Donald Trump a deciso, per il momento, di non invocare l’Insurrection Act (che permetterebbe l’invio dell’esercito), ufficialmente perché la presenza federale è già massiccia, ma anche per evitare complicazioni legali e l’immagine di un presidente che ha perso il controllo. Tuttavia, definisce i manifestanti come “insurrezionalisti e professionisti ben pagati”.
La mossa contro le autorità locali
Il punto di rottura più grave è l’apertura di un’indagine da parte del Dipartimento di Giustizia contro il governatore del Minnesota, Tim Walz, e il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey.
L’accusa: sono accusati di aver ostacolato gli agenti federali. Il vice attorney general Todd Blanche parla addirittura di “incoraggiamento alla violenza” e “terrorismo”.
Rischi per la democrazia: L’articolo sottolinea come l’uso dello statuto federale sulla “cospirazione” per colpire funzionari eletti che dissentono dal governo centrale rappresenti un precedente pericoloso. Il rischio è un ritorno a epoche buie come il maccartismo, dove ogni critica politica viene trasformata in un reato di tradimento o insurrezione.
18 gennaio 2026





