Bill Emmott ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui parla dei dazi e e della spinta mondiale dell’intelligenza artificiale: a Davos gli Stati Uniti si presentano lacerati e la Meloni e l’Ue devono decidere da che parte stare.
L’articolo analizza le profonde contraddizioni che caratterizzano l’imminente World Economic Forum di Davos, descrivendo uno scenario globale dominato da forze opposte e da una crescente incertezza.
Afferma Emmott: ”La realtà molto più significativa è che le odierne forze della geopolitica, dell’economia e della tecnologia stanno spingendo in direzioni contrastanti. L’obiettivo più importante per tutti coloro che parteciperanno a Davos o ne seguiranno i lavori sarà cercare di giudicare la potenza relativa di queste forze contraddittorie quando interagiranno nei prossimi mesi o anni. Per definizione, quell’interazione non è sicura, ma governi, imprese e singoli soggetti dovranno fare tutti quanti i loro piani in base a supposizioni su come si esplicherà quella interazione”.
E continua: “La Conferenza di Davos si svolge da più di mezzo secolo, ormai, ma ha attirato l’attenzione della comunità internazionale soprattutto negli Anni Novanta, il periodo di massima espansione della globalizzazione, della diffusione della democrazia e dei mercati aperti dopo il crollo dell’Unione Sovietica, e dell’ascesa di Cina e India. Quello che il politologo americano Samuel Huntington ha chiamato l'”Uomo di Davos” era il tipico partecipante, imprenditore o politico, che nella globalizzazione vedeva qualcosa di naturale e di auspicabile e che, nella visione di Huntington, prendeva con determinazione le distanze da lealtà e preoccupazioni nazionali”.
I punti salienti sono:
- Lo scontro tra forze opposte: Davos evidenzia il contrasto tra la geopolitica attuale (fatta di nazionalismo e protezionismo) e la spinta tecnologica (Intelligenza Artificiale). Da un lato c’è Donald Trump, “nemico del globalismo”, che punta su dazi e produzione interna; dall’altro c’è l’IA, una forza intrinsecamente globale che ignora i confini e promette rivoluzioni produttive.
- L’aggressività americana e il rischio bolla: la politica estera e commerciale aggressiva degli USA spaventa gli alleati storici (come i membri NATO e i paesi asiatici). Parallelamente, l’entusiasmo per la tecnologia ha gonfiato i mercati azionari, ma Emmott avverte del rischio concreto di bolle speculative e futuri crolli finanziari, storicamente legati alle nuove tecnologie.
- Il ruolo delle “Medie potenze”: nonostante il dominio militare resti nelle mani delle superpotenze (USA, Cina, Russia), il mondo sta diventando economicamente multipolare. L’autore sottolinea l’importanza crescente di nazioni del Sud-Est asiatico e del blocco Mercosur, le cui azioni su commercio e clima sono decisive quanto quelle dei grandi imperi.
- Il dilemma di Meloni e dell’UE: la parte finale si concentra sulla coerenza politica necessaria per mantenere l’ordine internazionale. Emmott cita Giorgia Meloni: da un lato la Premier difende l’ordine internazionale basato su regole e istituzioni (come ribadito nell’incontro con il Giappone), dall’altro sostiene figure come Viktor Orbán, che a quell’ordine si oppongono.
Conclusione: l’articolo si chiude con un monito: in un mondo così contraddittorio, i leader come Meloni devono smettere di essere ambigui e decidere realmente “da che parte stare”, scegliendo tra la difesa del sistema liberale aperto e le alleanze con chi lo mina.
17 gennaio 2026





