Lorenzo Cremonesi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza la situazione del conflitto in Ucraina attraverso un parallelismo storico.
Scrive Cremonesi: ”Vladimir Putin con la sua «operazione militare speciale», ispirata dallo slogan della sua propaganda per la «denazificazione del governo di Kiev», sognava, s’illudeva di replicare i successi della «grande guerra patriottica», i cui valori e insegnamenti accompagnarono i suoi primi passi da giovane funzionario del Kgb tra Berlino Est e Dresda. Ma si è ritrovato a dover gestire un inaspettato e logorante conflitto dagli esiti incerti: non deve perderlo, ne va probabilmente della sua stessa vita, ma non sa come vincerlo. Così continua a bombardare le città ucraine e a macinare soldati sui campi di battaglia”.
Il parallelismo storico. L’aggressione russa ha superato i 1.418 giorni, la stessa durata della “Grande Guerra Patriottica” dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista. Tuttavia, i risultati sono opposti: se allora Stalin passò dalla difesa alla conquista di Berlino nello stesso arco di tempo, oggi l’esercito di Putin appare “impantanato” nel Donbass, faticando a conquistare anche piccole città ridotte in macerie (come Pokrovsk o Kupiansk) e avendo dovuto ripiegare da Kiev e Kharkiv.
La strategia di Putin. Il leader russo, che sperava in una “denazificazione” lampo, si ritrova in un conflitto logorante. Secondo l’autore, Putin non può permettersi di perdere (ne andrebbe della sua vita), ma non sa come vincere militarmente. Di conseguenza, la strategia si è ridotta a bombardamenti sistematici sulle città ucraine e sulle infrastrutture energetiche (lasciando la popolazione al gelo) e in una continua “macina” di vite umane tra i propri soldati.
La posizione di Zelensky. Il presidente ucraino denuncia come la Russia stia replicando gli orrori e i crimini del secolo scorso (abusi, fascismo), pur utilizzando tecnologie moderne come droni e missili contro obiettivi civili. Zelensky ribadisce l’importanza del sostegno occidentale, mentre si prepara a discutere di garanzie di sicurezza e possibili negoziati, pur tra mille incertezze legate al ruolo futuro di Donald Trump.
Dati e prospettive
- Perdite umane: fonti occidentali stimano circa 1,2 milioni tra morti, feriti e dispersi russi, il doppio rispetto a quelli ucraini.
- Situazione sul campo: si combatte una guerra di logoramento anche nel Mar Nero, mentre sul fronte terrestre il gelo e le trincee bloccano gran parte delle manovre.
- Negoziati: ‘ex ministro Kuleba ipotizza la possibilità di un cessate il fuoco entro il 2026, ma esclude una pace vera e propria a breve termine. Al momento, entrambe le parti credono di poter ancora ottenere risultati militarmente e i negoziati seri potrebbero non riprendere prima di fine febbraio. 14 gennaio 2026





