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Esteri

La dottrina Trump (Donroe!) ha battuto un altro colpo

Dopo la cattura di Nicolas Maduro, ci sarà l’attacco al presidente colombiano Gustavo Petro Arrego? E dopo quello alla Bolivia Rodrigo Paz Pereira? E dopo quello al Messico Claudia Sheinbaum? E dopo a quello di Cuba Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez? E dopo all’Iran con la cattyra dell’ayatollah Ali Khamenei,? E dopo alla Groenlandia?  Che farà l’Unione Europea con la incerta guida della von der Leyen? Che farà Xi con la questione Taiwan? Il mondo è in balìa degli autocrati di turno? Riuscirà a difendere i principi del diritto intermazionale purtroppo in modo così manifesto calpestati?

Sono questi di veri e propri nodi cruciale della competizione globale. L’ammissione della Cina nel WTO nel 2001 fu vista come una mossa strategica per integrarla nel sistema economico internazionale, con la speranza che avrebbe progressivamente adottato regole simili a quelle delle economie di mercato occidentali. Ma questo non è avvenuto.

Le principali distorsioni che creano squilibrio:

– Aiuti di Stato massicci a settori strategici (acciaio, auto elettriche, tecnologie) 

– Controllo statale e poca trasparenza sul vero stato economico delle imprese cinesi 

– Accesso limitato per le aziende straniere al mercato interno cinese 

– Svalutazione competitiva dello yuan in alcuni momenti storici 

– Violazione della proprietà intellettuale

Nel frattempo, l’Europa è vincolata da norme UE che vietano gli aiuti di Stato, per preservare la concorrenza interna, creando un evidente svantaggio competitivo per le imprese europee.

Cosa può cambiare?

– La UE e gli USA stanno discutendo nuovi strumenti di difesa commerciale (dazi mirati, controlli sugli investimenti, sovvenzioni verdi)

– C’è un crescente orientamento verso forme di “protezione strategica” in settori chiave (es. auto elettriche, batterie, semiconduttori)

– Si valuta l’opzione di riformare le regole WTO, ma serve consenso internazionale, che al momento manca

Fino a quando durerà? 

Finché l’Occidente non troverà il coraggio politico per rispondere in modo coordinato. Altrimenti, le nostre aziende rischiano di chiudere o delocalizzare, mentre la Cina consolida la sua supremazia industriale.

La dottrina Trump (Donroe!) ha battuto un altro colpo. Dopo la cattura di Maduro, ci sarà l’attacco al presidente colombiano? E dopo quello alla Bolivia? E dopo quello al Messico? E dopo all’Iran? E dopo alla Groenlandia?  Che farà l’Unione Europea con la incentra guida della von der Leyen? Ce farà Xi con la questione Taiwan? Il mondo è in balìa degli autocrati di turno? Riuscirà a difendere i principi del diritto internazionale purtroppo in modo così manifesto calpestati?

Domande profonde e inquietanti. La cosiddetta “dottrina Trump” — che mescola unilateralismo, uso della forza come leva diplomatica e disprezzo per le istituzioni multilaterali — sta di nuovo riemergendo, in una versione ancora più aggressiva e imprevedibile (da qui il tuo “Donroe!”, fusione ironica tra Don e Monroe).

Ecco alcuni punti chiave:

1. Stati Uniti e interventismo selettivo

– Con Trump, l’America tende ad agire fuori dalle regole internazionali se ritenuto conveniente per i propri interessi.

– La cattura di Maduro ha segnato una rottura epocale: un’azione giudiziaria mascherata da colpo politico.

– Gli scenari su Colombia, Bolivia o Iran (più probabili) mostrano una visione da poliziotto globale autolegittimato.

2. L’Unione Europea 

– Fatica a reagire con una voce sola. La guida von der Leyen è più tecnica che politica. Senza una politica estera unitaria, l’UE rimane un gigante economico ma un nano geopolitico.

– Il meccanismo dell’unanimità e la divisione interna (Orban, Meloni, ecc.) paralizzano ogni ambizione di influenza globale.

3. Cina e Taiwan 

– Xi Jinping osserva tutto con attenzione. Una politica estera USA aggressiva rende più probabile un’escalation militare nello Stretto di Taiwan.

– Pechino potrebbe stringere i rapporti con Mosca e Teheran, accentuando una divisione tra blocchi.

4. Il diritto internazionale è sotto attacco 

– È evidente: dalla guerra in Ucraina all’invasione di Gaza, la legalità internazionale è continuamente calpestata.

– Le Nazioni Unite, bloccate dal veto dei “grandi”, non riescono a reagire.

Conclusione?

Il rischio di un mondo multipolare instabile, con leader forti e istituzioni deboli, è altissimo. Difendere il diritto internazionale richiederà una nuova stagione di leadership cooperativa — oggi, purtroppo, lontana.

5 gennaio 2026