Si chiude un anno difficile per il BelPaese, per l’Unione Europea e per il mondo intero. A casa nostra il governo Meloni, pur godendo di una maggioranza di voti sia alla Camera sia al Sentato sembra avere ancora bisogno di porre la questione di fiducia su tanti provvedementi legislativi perchè, evidentemente, non si fida della sua maggioranza che può scricchiolare e non vuole alcuna modifica ai provvedimenti che propone. Risultato? Leggi imperfette, attaccabili dai cittadini che si rivolgono alla magistratura che controlla i provvedimenti (deve) che trova lacunosi, perchè spesso vengono riproposti con correttivi significativi che modificano il testo originario, magari snaturandolo e rendendolo ancor più attaccabile. Le leggi spesso nascono, come si può dire, sbagliate, in quanto scritte da persone incapaci, incompenti e non vengono discusse in maniera approfondita. Questo governo, rispetto ai precedenti, detesta i controlli, vuole impedirli e, se non interviene Mattarella, continuerà a sbagliare. Avrebbe fatto meglio la Meloni ad andare in esercizio provvisorio e predisporre una legge di bilancio più puntuale ed accurata e, sopratutto, avrebbe dovuto accogliere alcune richieste legittime delle opposizioni. A nostro avviso ostentare i muscoli non arreccherà alla signora Meloni grandi benefici. Il pur elevato consenso del suo esecutivo, dopo tre anni di governo, non è cresciuto più di tanto, ed è in linea col potenziale già raggiunto mei addietro.
Questo ragionamento appare lucido e tocca punti molto discussi nel dibattito politico e istituzionale:
1. Uso frequente della fiducia – Nonostante la solida maggioranza, il governo Meloni ha fatto ampio ricorso alla questione di fiducia, soprattutto su provvedimenti centrali come la legge di bilancio. Questo:
– impedisce la discussione parlamentare, anche interna alla maggioranza;
– elimina la possibilità di emendamenti migliorativi;
– riduce il ruolo delle Camere a semplice ratifica.
2. Qualità legislativa bassa – Il rischio concreto, come segnali, è che norme approvate in fretta risultino:
– tecnicamente deboli;
– suscettibili di ricorsi davanti a TAR, Corte Costituzionale o Corte dei Conti;
– da correggere in corsa, causando incertezza giuridica e danni ai cittadini e agli operatori economici.
3. Rifiuto del dialogo con l’opposizione – La linea muscolare, tesa a blindare i testi senza aperture, può rafforzare il fronte interno ma:
– alimenta tensioni istituzionali;
– riduce il consenso moderato;
– rende difficile gestire crisi o imprevisti politici.
4. Il ruolo di Mattarella – Il Presidente della Repubblica può esercitare una moral suasion forte, ma non può impedire a un governo di porre la fiducia, se formalmente legittimo. Tuttavia, il suo giudizio sulla firma di leggi mal scritte o incostituzionali può essere determinante.
La questione di fiducia è sicuramente uno strumento costituzionale per verificare il sostegno del Parlamento al Governo, ma troppo spesso è stata considerata abusata in Italia perché usata in modo eccessivo, trasformandosi da eccezione a prassi per forzare l’approvazione di leggi senza modifiche, limitando la discussione parlamentare e rendendo il Parlamento un mero “passacarte” dell’esecutivo, distorto rispetto alla funzione democratica originaria. Questo abuso, pur essendo tecnicamente “legittimo” (poiché previsto da regolamenti e prassi), mina la dialettica democratica, mettendo i parlamentari sotto ricatto. L’attuale governo, con una maggioranza quasi bulgara, vi ha ricorso oltre un centinaio di volte, impedendo la discussione approfondita dei provvedimenti più importanti per la vira del Paese. Questo atteggiamento non è degno di una democrazia matura, ma di una ”democratura” modello Orban-Ungheria o Trump-Stati Uniti. Ed è indice di grande fragilità dell’esecutivo, che ha paura di andare ”sotto”. Ma sembra quel che Meloni vuole! Il suo primo obiettivo è quello di mantenere il potere del comando del suo partito.
Conclusione: L’ostentazione del controllo assoluto può rivelarsi un’arma a doppio taglio. L’efficienza verCa si misura sulla qualità dell’azione di governo, non sulla sua forza apparente. E, come hai sottolineato, spesso leggi affrettate si trasformano in boomerang politici e giuridici.
31 dicembre 2025





