Fabrizio Goria su La Stampa ha pubblicato un articolo in cui analizza la radicale trasformazione di Wall Street al termine del 2025, un anno che segna il sorpasso definitivo dell’Intelligenza Artificiale sulla gestione umana dei capitali.
Sostiene Goria: ”Al centro di questo nuovo impero digitale siede la piattaforma Aladdin di BlackRock, un ecosistema tech che da solo amministra il 7% degli asset mondiali. Servendo giganti come Deutsche Bank, Prudential e CalPERS, Aladdin è diventato il sistema nervoso centrale del capitalismo moderno: una rete che elabora dati macroeconomici, fluttuazioni valutarie e variabili geopolitiche in millisecondi per costruire portafogli immuni all’errore umano. I padroni del denaro sono diventati i padroni dell’architettura di calcolo, trasformando le banche in giganti tecnologici che prestano, solo incidentalmente, capitali. Questa metamorfosi non riguarda solo la velocità delle transazioni, ma la natura stessa della decisione finanziaria, passata dalle mani di gestori esperti a modelli di apprendimento capaci di analizzare 2.000 variabili in simultanea per ogni titolo in portafoglio”.
Ecco la sintesi dei punti principali:
1. Il dominio del “Codice”
La finanza globale è ormai governata da circuiti invisibili. Nel 2025, la massa di capitale gestita integralmente da sistemi di IA ha superato i 21.600 miliardi di dollari, una cifra colossale equivalente al PIL combinato di USA e Cina.
- Aladdin (BlackRock): si conferma il “sistema nervoso centrale” del capitalismo, amministrando da solo il 7% degli asset mondiali.
- Automazione decisionale: le banche si sono trasformate in aziende tecnologiche. I modelli di apprendimento analizzano fino a 2.000 variabili simultaneamente per ogni titolo, eliminando l’errore psicologico umano.
2. Record di profitti e crisi del lavoro
I giganti bancari hanno investito cifre record in innovazione (JPMorgan da sola ha speso 17 miliardi di dollari):
- Efficienza estrema: sistemi come COiN (JPMorgan) analizzano in pochi secondi contratti che richiederebbero 360.000 ore di lavoro umano.
- Impatto sociale: nonostante i profitti record e il miglioramento delle performance di portafoglio (+27% secondo Deloitte), le assunzioni sono ferme al +1%. Scompare la classe media finanziaria, sostituita dagli algoritmi.
3. Il grande rischio: “Monocultura algoritmica”
Sotto l’euforia dei rendimenti si nasconde una minaccia sistemica per il 2026:
- Comportamenti speculari: poiché migliaia di istituti usano gli stessi modelli (prodotti da Microsoft, Google, Amazon), un errore nel codice potrebbe scatenare un collasso simultaneo e globale (un “flash crash” su scala planetaria).
- Dipendenza fisica: il sistema poggia interamente sulle infrastrutture cloud delle “Magnifiche Sette”; un guasto ai data center paralizzerebbe i flussi mondiali in pochi minuti.
4. Il vuoto normativo e la perdita di controllo
Le autorità (SEC, UE con l’AI Act) rincorrono la tecnologia con affanno:
- Responsabilità incerta: rimane il dubbio su chi debba rispondere di un eventuale disastro finanziario causato da un’IA (il programmatore, il fornitore del modello o il CEO?).
- Conflitti di interesse: l’IA può ottimizzare le commissioni bancarie a scapito del cliente in modi quasi invisibili per i regolatori.
Conclusione
Se la crisi del 2008 fu causata dall’avidità umana, quella che si prospetta per il 2026 potrebbe essere causata da una logica sintetica e fredda. La finanza ha guadagnato in efficienza, ma ha perso il controllo umano su sistemi che nessuno comprende più fino in fondo.
27 dicembre 2025





