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L’arbitro e l’arbitrio

Mattia Feltri, nella sua rubrica su La Stampa, riflette sulla coincidenza temporale tra l’appello del cardinale Matteo Zuppi per una legge sul fine vita e la grazia concessa dal presidente Mattarella a un anziano che uccise la moglie gravemente malata.

Suggerisce Feltri che ”una prerogativa del presidente della Repubblica che negli anni è stata talvolta contestata, come un’eredità monocratica di sapore medievale: la mano benevola del sire che, guidata dal Cielo o dal capriccio, cala a salvare questo o quello. E invece è una prerogativa con un fondamento democratico e liberale che ha dello straziante. È la presa d’atto dell’impossibilità umana di rendere giustizia, e dunque l’ultima strada che l’uomo si concede per rimediare a sé stesso

Ecco i punti chiave dell’analisi:

1. La “parabola” del fine vita

Feltri vede in questa coincidenza un segnale inequivocabile per il Parlamento. Da un lato c’è la Chiesa che, appellandosi alla laicità, chiede regole certe; dall’altro c’è il gesto di clemenza del Capo dello Stato verso un uomo che ha agito per amore e disperazione. Questo scenario mette a nudo la “vile ritirata” della politica, che da anni evita di legiferare su un tema così urgente.

2. Il senso profondo della grazia

L’autore difende l’istituto della grazia presidenziale. Spesso criticata come un rimasuglio medievale o un atto arbitrario, la grazia è invece descritta come:

  • L’ultima risorsa umana: la presa d’atto che le leggi e le procedure, per quanto sofisticate, a volte non riescono a produrre vera giustizia.
  • Rimedio all’inevitabile: esistono casi in cui il tribunale deve condannare per applicare la legge, ma quella condanna appare moralmente ingiusta.

3. Il paradosso della giustizia

Il cuore dell’articolo risiede in una contraddizione filosofica: per raggiungere il “giusto” in casi umani estremi, l’ordinamento deve ricorrere a un atto d’arbitrio (la grazia). È il momento in cui l’uomo ammette l’imperfezione delle proprie “impalcature giuridiche” e interviene per correggere un’ingiustizia formale con un atto di benevolenza.

25 dicembre 2025