di Antonello Catani
Dopo la decisione di erogare all’Ucraina un prestito da 90 miliardi di Euro, i leaders europei si sono dichiarati °soddisfatti°, inclusa la Signora Giorgia Meloni.
Difficile capire il perché della soddisfazione.
Il cosiddetto prestito è in realtà un ennesimo “regalo” al regime-dittatura di Kiev, visto che non sarà mai rimborsato. Le condizioni del prestito prevedono infatti che “l’Ucraina lo rimborserà solo dopo che la Russia le avrà ripagato le riparazioni di guerra. Fino ad allora, i fondi russi congelati rimarranno immobilizzati e la UE si riserva il diritto di usarli per ripagare il debito dell’Ucraina”. Così, il serafico comunicato del Presidente del Consiglio europeo.
Ora, se teniamo i piedi per terra, c’è veramente qualcuno disposto a credere che la Russia verserà mai un euro all’Ucraina come riparazione di una guerra per procura deliberatamente progettata, sollecitata e alimentata dall’impudente espansione della NATO e della paranoia anti-russa euro-atlantica? Ad essere logici, sarebbe la Russia ad avere il diritto di chiedere riparazioni di guerra.
La soddisfazione dei millantati leaders europei è perlomeno esilarante ma anche truffaldina. Fa orecchie da mercante al naso di Pinocchio della dilagante corruzione fino ai massimi livelli del regime ucraino. (L’unico a non essere al momento ufficialmente indagato è lo stesso Zelenski). Non spiega nei dettagli che uso sarà fatto dei 90 miliardi e chi li distribuirà a chi. Fa finta di non sapere che il prestito è in realtà una nuova tassa per gli Europei. Spaccia il prestito come “difesa” dell’Ucraina, facendo sempre finta di non sapere che esso continuerà ad alimentare il massacro degli Ucraini presi nella strada e spediti fronte senza training, perpetuando quindi l’illusione che i Russi possono essere contenuti e portati al tavolo delle trattative in posizioni di debolezza. La semplice verità è che ben pochi uomini politici in Europa vogliono realmente la pace con la Russia. Molti di essi soffrono al contrario di un patologico livore anti-russo e fanno di tutto per prolungare ed estendere, anche geograficamente, il conflitto. Una clinica psichiatrica con l’etichetta “Unione europea”.
I risultati delle furbizie euro-atlantiche si vedono. Pur di proseguire la guerra per procura contro la Russia, il quasi raggiunto accordo di pace a Istanbul nel 2022, senza perdite territoriali per l’Ucraina, fu fatto crollare dal precipitoso intervento di Boris Johnson, latore di un’ingiunzione malefica: “proseguire la guerra”. La conseguenza di tanta irresponsabilità fu che il cambio di rotta in questione, replica del fallimento del Minsk 2, convinse i Russi a non fidarsi della buona fede degli Europei e degli Americani. Risultato: territori prima nominalmente ancora ucraini anche se etnicamente russi sono ora diventati anche formalmente parte della Russia e fra poco verrà anche la volta di Odessa. Come dire che la futura Ucraina potrebbe non avere più uno sbocco al mare.
Non contenti dell’inutile sperpero di denaro e di vite umane, i faccendieri e faccendiere di Bruxelles hanno anche ostinatamente tentato di impadronirsi dei fondi russi congelati, incuranti delle evidenti disastrose conseguenze per la credibilità del sistema finanziario europeo. Il belga De Wever è riuscito per il momento a bloccarli, nonostante gli incitamenti del commediante ucraino e gli sforzi del tristo binomio Merz-Von Der Leyen. Il fatto tuttavia che Bruxelles sia stata costretta a mettere le mani in tasca per sovvenzionare Kiev e alimentare una guerra senza speranze non significa che il danno non sa stato fatto. Investitori istituzionali e Stati non dimenticheranno facilmente che in Europa il denaro non è poi così al sicuro e che magari è più prudente parcheggiarlo altrove (vedi Hong Kong, Singapore e gli Emirati Arabi).
In altre parole, continua il trend suicida e paranoico dell’Europa, costellato da immigrazioni selvagge e dall’abbandono del gas russo a buon mercato, che era stato per decenni il presupposto della floridezza dell’economia tedesca in particolare. Di fatto, l’abbandono in questione era stato ripetutamente sollecitato da Washington e, visto che gli Europei non si decidevano, divenne un fatto concreto col sabotaggio del Nord Stream, il cui zampino, probabilmente misto, è rimasto ufficialmente ignoto.
I padrini o comunque i principali consenzienti dei due summenzionati disastrosi episodi sono ben noti (leggi: Angela Merkel o Oscar Scholz), ma sembrano tuttavia dormire sonni tranquilli. Per non fare loro un torto, sarebbe comunque ingiusto tralasciare il ruolo sempre più catastrofico, autoritario e senza controllo che ormai esercitano i pseudo leader non-eletti della UE, dall’inqualificabile Ursula Von Der Leyen all’assatanata Kaja Kallas, che sparge spudorate fantasie circa le prossime invasioni europee della Russia, fino allo stesso Presidente del consiglio Europeo, Antonio Costa, le cui effettive funzioni sono imperscrutabili.
La de-industrializzazione dell’Europa, in nome di fumose misure anti-inquinanti, prosegue senza rallentare; gloriose case automobilistiche come Volkswagen annunciano per la prima volta nella loro storia che chiuderanno la loro fabbrica di Dresda; nazioni come la Germania, la Francia e la Gran Bretagna sono sempre più sull’orlo della recessione, ma trovano i denari, rubati ai contribuenti, per fomentare la guerra fratricida fra Ucraini e Russi e intensificare il riarmo europeo contro il Nemico. Nessuno dei social media allineati ha mai rassegnato dati sul volume d’affari delle industrie di armi beneficiate dalla psicosi anti-russa.
L’impressionante catalogo e delle miopie e prodezze comunitarie non si ferma comunque qui. Il progettato e per il momento congelato accordo Mercosur che, se concluso, genererebbe un’inevitabile disastrosa concorrenza per gli agricoltori europei, – ecco perché ora costoro protestano – è un altro esempio del disinvolto dilettantismo dei faccendieri di Bruxelles. Il fatto che uno dei maggiori sostenitori dell’accordo sia la Germania, il cui settore industriale è di gran lunga più strategico di quello agricolo, la dice lunga sulle reali solidarietà europee. Per quanto irto di rischi il Mercosur, esso rappresenta comunque solo una piccola fasciatura rispetto all’incidente mortale rappresentato da un eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea.
Favorire l’ingresso di quest’ultima o perlomeno dell’Ucraina di oggi nella UE, già oberata da partecipazioni incongrue e squilibrate, significa la fossa, non solo economica, dell’Europa per gli anni a venire. Tutti fanno finta di ignorare che il famigerato “Battaglione Azov”, già messo al bando come covo di fanatici dagli Stati Uniti e poi misteriosamente riabilitato, è in realtà il bastione dell’attuale regime di Kiev. Tutti fanno inoltre finta di ignorare la dilagante corruzione del regime. Infine, cosa ancora più incredibile, tutti fanno finta di dimenticare che l’Ucraina è uno Stato tecnicamente in bancarotta, che già ora non sopravviverebbe senza le sovvenzioni europee. Gli eccezionali aiuti di oggi diventerebbero la più massiccia regola del domani per un periodo indefinibile. Solo dei folli e degli avventurieri possono far finta di ignorare tale scenario.
In conclusione, c’è da chiedersi se e fino a che punto il cittadino medio europeo è consapevole del plagio in atto a suo danno, di quanto stiano abusando della sua buona fede e del fatto che egli è ormai diventato un ostaggio di faccendieri legalizzati.





