Massimo Gramellini nel suo articolo sul Corriere della Sera riflette sulla tendenza di alcuni genitori a voler tramandare ai figli non solo i beni materiali, ma anche la propria posizione lavorativa.
“I burosauri dell’Università” si riferisce metaforicamente alla burocrazia eccessiva e soffocante nelle istituzioni universitarie, un tema satirizzato da Silvano Ambrogi nella sua famosa opera teatrale del 1962, dove il termine stesso, “burosauro”, divenne un neologismo per indicare figure che ostacolano il progresso con procedure complesse e lente, creando un ambiente in cui potere e decisioni si spostano dagli uffici ai laboratori, soffocando ricerca e didattica.
Dice Gramellini: ”Il proliferare di concorsi cuciti su misura per la discendenza del burosauro di turno è sospetto. Evidentemente ci si fida poco dei talenti dell’erede o smania dalla voglia di mostrare anche a lui il suo potere. Eppure, raramente si era ancora assistito a un caso come quello emblematico di Verona”.
Ecco i punti chiave della sua analisi:
- Pubblico vs privato: mentre nel settore privato il passaggio di testimone è legittimo (seppur non sempre efficace), nel settore pubblico questa pratica diventa un malcostume alimentato da una visione “proprietaria” dello Stato.
- Il “Burosauro” e i concorsi: l’autore critica i concorsi pubblici truccati o “cuciti su misura”, visti come uno strumento di potere per garantire un futuro agli eredi, spesso a prescindere dal loro reale talento.
- Il caso di Verona: Gramellini cita come esempio estremo quanto accaduto all’Università di Verona, dove il figlio del rettore uscente è risultato l’unico candidato per una cattedra di Otorinolaringoiatria.
- L’arroganza del potere: ciò che colpisce l’autore non è solo il nepotismo, ma la sfacciataggine dell’operazione: una “sfida senza avversari” che suggerisce un profondo senso di onnipotenza e impunità da parte di chi l’ha orchestrata.
In sintesi: Gramellini denuncia un sistema in cui la gestione della cosa pubblica viene distorta per fini dinastici, arrivando a casi limite dove non si simula nemmeno più una competizione meritocratica.
20 dicembre 2025





