Federico Rampini ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera nel quale delinea un quadro critico del “Secolo Asiatico”, evidenziando come le promesse di ascesa economica si stiano scontrando con una realtà di stagnazione e malcontento generazionale, in particolare in Cina.
Afferma Rampini: “Prima, se un giovane laureato non trovava lavoro, dava la colpa a sé stesso, secondo un’etica meritocratica e confuciana. Oggi lo stesso giovane disoccupato dà la colpa al sistema; idem i suoi genitori, che hanno speso una fortuna per la sua istruzione e se lo ritrovano «sdraiato» a casa. Ma dare la colpa al sistema e scendere in piazza non sono la stessa cosa. Insieme al pessimismo di massa che trapela sui social, c’è chi opta per l’opportunismo” e ancora: “La grande Cina contiene altre storie meno esaltanti: crescita in calo, investimenti in caduta, consumi depressi dal pessimismo. Anche la soglia simbolica del Trilione — il record storico di mille miliardi di dollari nell’attivo commerciale col resto del mondo — è un sintomo di debolezza più che di forza”
Ecco i punti cardine della sintesi:
1. La crisi della generazione Z in Asia
Mentre in nazioni come Indonesia, Nepal e Filippine i giovani scendono in piazza contro corruzione e mancanza di opportunità, in Cina la protesta assume forme diverse. Il tasso di disoccupazione giovanile supera il 20% e i neolaureati sono costretti ad accettare impieghi dequalificati, seguendo l’esortazione di Xi Jinping a “masticare amarezza”.
2. Il cambio di mentalità: dal singolo al sistema
Un dato cruciale riportato da Rampini riguarda la percezione del fallimento:
- Fino al 2014: l’insuccesso economico era vissuto come una colpa individuale (etica meritocratica/confuciana).
- Oggi: i giovani e le loro famiglie attribuiscono la mancanza di prospettive a difetti strutturali, corruzione e stagnazione del sistema.
3. Opportunismo e “Posto Fisso”
Nonostante il pessimismo, non si assiste a una rivolta di piazza simile a quella di Tienanmen (1989). Molti giovani scelgono l’opportunismo:
- Gli iscritti al Partito Comunista hanno superato i 100 milioni, visto più come ufficio di collocamento che per ideologia.
- C’è un boom di candidature per la burocrazia statale (3,4 milioni di iscritti ai concorsi nel 2025), sintomo di una gioventù che cerca sicurezza e stabilità a scapito dell’innovazione.
4. Debolezze economiche e tensioni internazionali
L’immagine di una Cina leader tecnologico nasconde crepe profonde: calo degli investimenti, consumi depressi e sovraccapacità industriale. L’enorme attivo commerciale (un trilione di dollari) è un segno di debolezza: la Cina deve “smaltire” eccedenze che il resto del mondo non vuole più.
- Protezionismo: Paesi come il Messico alzano dazi pesanti, e in Europa il cancelliere Merz riceve pressioni dalla Confindustria tedesca per barriere protettive. La stessa revisione europea sullo stop ai motori termici è letta come una difesa dall’invasione elettrica cinese.
5. Il tramonto del sorpasso
Rampini analizza i dati macroeconomici per smontare il mito del sorpasso imminente:
- Se tra il 2000 e il 2010 la Cina era passata dal 12% al 41% del PIL americano, dal 2020 il trend si è invertito, scendendo dal 70% al 64% rispetto agli USA.
- Ad eccezione dell’India, l’intero “Sud del mondo” sta perdendo peso relativo rispetto all’economia statunitense.
In conclusione, Xi Jinping appare distante dalla “psicologia ferita” dei giovani cinesi, puntando a un quarto mandato e alla stabilità del potere mentre il dinamismo che ha caratterizzato l’ascesa del Paese sembra essersi esaurito.
18 dicembre 2025





