Paolo Cornetti scrive sul sito www.lafionda. org: ”Il 21 novembre 2013 iniziarono le proteste a Kiev contro il governo di Yanukovych note come “Euromaidan”, dopo che il Presidente decise di intraprendere maggiori scambi commerciali con la Russia sospendendo alcuni accordi con l’Unione Europea. Le proteste divennero sempre più violente, con la partecipazione anche di battaglioni paramilitari che si scontrarono con le forze governative, e infine portarono il Parlamento ucraino a destituire il Presidente stesso (22 febbraio 2014). Gli eventi che ne susseguirono furono la nota annessione della Crimea alla Russia e l’inizio delle rivolte in Donbass, che precedettero la salita al potere di Poroshenko del Partito Solidarietà Europea (centro-destra). Le elezioni ucraine si tennero il 25 maggio in una situazione di completo caos nel paese. Il 16 marzo la Crimea con un referendum vinto dai separatisti con il 97% proclamò la sua indipendenza e chiese successivamente l’annessione alla Federazione Russa. Stesso tipo di referendum si tenne anche nella regione del Donbass, a Lugansk e Donetsk, e venne vinto dai separatisti con il 79% dei voti. In seguito ai risultati, riconosciuti nel panorama internazionale soltanto dalla Russia, vennero proclamate le Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk (…) Non riconoscendo l’Ucraina il risultato dei referendum e considerando il Donbass un proprio territorio si inasprirono le ostilità guidate dall’esercito regolare, dagli ultra-nazionalisti del battaglione Azov e dall’apparato militare di Pravij Sektor, il partito neonazista ucraino. Questi ultimi due soggetti amplificarono la loro propaganda in chiave anti-russa (…)”
L’Accordo di Minsk (in realtà due accordi, Minsk I e Minsk II) fu un tentativo diplomatico di porre fine al conflitto nel Donbass, nell’Ucraina orientale, scoppiato nel 2014 tra le forze ucraine e i separatisti filorussi sostenuti dalla Russia.
1. Minsk I – settembre 2014
Firmato a Minsk (capitale della Bielorussia) tra:
– Ucraina
– Russia
– Rappresentanti delle repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk
– OSCE (come mediatore)
Contenuti principali:
– Cessate il fuoco immediato
– Ritiro delle armi pesanti
– Scambio di prigionieri
– Monitoraggio OSCE
– Decentramento del potere in Ucraina (concessioni speciali al Donbass)
Fallì subito, perché entrambe le parti si accusarono di violazioni continue.
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2. Minsk II – febbraio 2015
Firmato a Minsk dopo un’escalation militare, con la mediazione dei leader di:
– Francia (François Hollande)
– Germania (Angela Merkel)
– Ucraina (Petro Poroshenko)
– Russia (Vladimir Putin)
Contenuti principali:
1. Cessate il fuoco immediato
2. Ritiro armi pesanti
3. Libertà per i prigionieri
4. Riforma costituzionale in Ucraina con autonomia speciale per Donetsk e Luhansk
5. Elezioni locali sotto controllo OSCE
6. Ritiro di forze armate straniere
7. Controllo del confine tra Russia e Ucraina restituito a Kiev
Perché è fallito anche Minsk II?
– Kiev non ha concesso autonomia alle regioni separatiste come richiesto.
– I separatisti e Mosca non hanno mai ritirato davvero le truppe.
– La Russia continuava a rifornire i ribelli con armi e uomini.
– L’ambiguità del testo (scritto volutamente senza chiarezza) ha permesso a entrambe le parti di interpretarlo a proprio favore.
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Conclusione
– Gli accordi di Minsk sono stati formalmente validi, ma mai pienamente attuati.
– Sono stati usati più come strumento diplomatico per congelare il conflitto.
– L’invasione russa su larga scala del 2022 ha di fatto sepolto definitivamente Minsk II.
17 dicembre 2025





