Ecco una sintesi dei punti principali dell’intervista di Marco Varvello a Mikhail Khodorkovsky, pubblicata su La Stampa.
Alla domanda di Varvello Khodorkovsky risponde laconico: «Adesso per Putin il Donbass è una questione ideologica, di principio e anche di sopravvivenza al potere. La sua propaganda si è spinta troppo in avanti per fare concessioni. Tutti in teoria avrebbero interesse a far finire questa guerra. Se fossero realisti adesso sarebbe il momento adatto, con l’amministrazione americana sbilanciata verso Mosca e gli Europei più coinvolti. Ma ormai il conflitto si gioca su un altro piano, anche Zelensky non può cedere territori salvo causare una crisi drammatica in Ucraina, istituzionale e di coesione sociale».
1. Scetticismo sui negoziati di pace. Nonostante l’ottimismo espresso da Donald Trump, Khodorkovsky ritiene che non sia ancora il momento della pace. Putin ha abbandonato il pragmatismo per l’ideologia: per lui il Donbass è una questione di sopravvivenza politica. Anche Zelensky, d’altra parte, non può cedere territori senza rischiare una crisi interna drammatica in Ucraina.
2. La strategia di Putin e l’economia. Putin viene descritto come un “giocatore d’azzardo” che spera nella carta vincente (ora rappresentata da Trump). Tuttavia, deve fare i conti con un’economia russa vicina alla recessione e con la carenza di forza lavoro. Sebbene mantenga il controllo sul suo cerchio ristretto e un certo consenso popolare, la pressione interna cresce.
3. Una possibile via d’uscita: la zona smilitarizzata Secondo l’oppositore, l’unico compromesso possibile per sbloccare l’impasse sulla sovranità del Donbass sarebbe trasformarlo in una “zona smilitarizzata” sotto controllo internazionale. Propone una no-fly zone come deterrente credibile per impedire future avanzate russe, dato che le garanzie NATO sono ritenute “solo sulla carta”.
4. Il monito all’Europa: la “guerra permanente” L’avvertimento più severo riguarda il futuro: Khodorkovsky ricorda che Putin ha storicamente risolto le crisi interne scatenando conflitti (Cecenia, Georgia, Crimea, Ucraina). Una volta terminata la guerra attuale, il Cremlino potrebbe aver bisogno di un nuovo nemico per mantenere il potere, e quel nemico è l’Europa.
5. Debolezza europea e necessità di difesaKhodorkovsky critica la mentalità europea, abituata a 80 anni di pace e percepita da Mosca come debolezza. Esorta l’Europa a unirsi militarmente e a preparare le nuove generazioni al concetto di “legittima difesa”, unico linguaggio che un regime basato sulla forza può comprendere.
6. Sui leader populisti europei. In chiusura, commenta con ironia l’ammirazione di alcuni partiti di estrema destra europei per Putin, suggerendo che in Europa sopravviva ancora una certa “nostalgia dell’uomo forte”, nonostante i tragici precedenti storici (Mussolini, Hitler, Franco).
17 dicembre 2025





