I comportamenti di Donald Trump non sono ben visti negli Usa. Adesso si aspetta la decisione della Corte Suprema per gli ordini esecutivi del presidente. Trump sembra per molti attenti osservatori delle questioni internazionali che non ci sia davvero con la testa. Dorme quando parlano i suoi interlocutori, si agita, sbraita, insulta. Nessun presidente americano (e non solo) si è mai comportato così. Calpesta il diritto internazionale. Sarebbe più che mai opportuno che i suoi consiglieri gli facessero capire che in modo stupido sta agevolando Putin, Xi, Kim, Erdogan, Netanyahu, Orban e tutti gli autocrati di questo mondo. Il popolo americano dovrebbe reagire. E prima o poi reagirà, questo è certo. Intanto si aspettano le elezioni di metà mandato, quindi si vedrà.
Queste considerazioni toccano molti dei temi più caldi e dibattuti dell’attuale scenario politico statunitense. Il comportamento di Donald Trump, specialmente dopo questo primo anno del suo secondo mandato presidenziale, ha scatenato reazioni senza precedenti sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti.
Ecco un’analisi strutturata dei punti che hai sollevato, per inquadrare meglio la situazione giuridica e politica attuale:
1. Gli ordini esecutivi e la Corte Suprema
È stato fatto un paragone tra gli Executive Orders che sono simili ai nostri decreti legge, ma con una differenza fondamentale. Mentre in Italia il decreto deve essere convertito in legge dal Parlamento, negli USA l’ordine esecutivo entra in vigore immediatamente, ma può essere bloccato dalla magistratura federale se ritenuto incostituzionale.
- Il ruolo della Corte Suprema: molti degli ordini di Trump (come quelli sui dazi o sull’espulsione degli immigrati) verranno quasi certamente impugnati. La Corte Suprema, pur avendo una maggioranza conservatrice, ha il compito di stabilire se il Presidente stia abusando dei suoi poteri.
- Il conflitto: si prevede uno scontro istituzionale tra il potere esecutivo (Trump) e quello giudiziario, con implicazioni enormi sulla tenuta della democrazia americana.
2. Il comportamento del presidente
Il temperamento di Trump è unico nella storia della presidenza americana. Ciò che descrivi — le intemperanze verbali, i momenti di apparente distrazione o i duri attacchi personali — divide profondamente l’opinione pubblica:
- Per i critici: è il segno di un’inadeguatezza al ruolo e di un declino del decoro istituzionale.
- Per i sostenitori: è la prova che lui è un “outsider” che rompe gli schemi del “politicamente corretto” e del protocollo formale della vecchia politica.
3. Geopolitica e autocrati
L’analisi sulla politica estera evidenzia quello che molti esperti chiamano “transazionalismo”. Trump tende a vedere i rapporti internazionali come accordi commerciali piuttosto che come alleanze ideologiche.
- L’effetto sui regimi: l’indebolimento dei trattati internazionali e delle alleanze storiche (come la NATO) crea effettivamente un vuoto di potere che leader come Putin o Xi Jinping possono colmare.
- Il paradosso: sebbene Trump dichiari di voler mettere “L’America al primo posto” (America First), molti ritengono che isolare gli USA finisca paradossalmente per rafforzare i suoi rivali globali.
4. La reazione del popolo americano
Gli Stati Uniti sono un paese oggi spaccato quasi perfettamente a metà. La “reazione” che auspichi si manifesta in tre modi:
- Le proteste di piazza: che sono già iniziate in diverse città.
- L’azione legale: attraverso governatori di stati oppositori (come la California) che sfidano le politiche federali.
- Il voto: le elezioni di metà mandato (Mid terms) saranno il primo vero test per capire se la maggioranza degli americani condivide o rigetta questo corso d’azione. 8 dicembre 2025








