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Economia

Mps, Mediobanca: forzate le regole Bce

Pietro Reichlin ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui analizza l’indagine giudiziaria sull’acquisizione di Mediobanca da parte di Monte dei Paschi di Siena (Mps), sollevando dubbi sull’efficacia della regolamentazione finanziaria e sull’uso dei fondi pubblici da parte dello Stato italiano.

Ricorda Reichlin che ”Per scongiurare il fallimento di Mps dovuto alla crisi finanziaria e a scelte sbagliate del management, lo Stato italiano diventa il principale azionista della banca con una serie di interventi che si succedono tra il 2009 e il 2022. Prima i “Tremonti bonds” (nel 2009), poi i “Monti bonds” (nel 2013) e, infine, dopo perdite rilevanti nel valore del titolo, la ricapitalizzazione precauzionale del 2017 autorizzata dalla Commissione europea in deroga al divieto di aiuti di Stato. Il costo totale di queste operazioni ammonta a oltre 11 miliardi, senza contare ulteriori 15 miliardi di garanzie pubbliche. L’autorizzazione da parte della Commissione era condizionata a obblighi precisi: una scadenza per l’uscita dal capitale della banca da parte dello Stato, il divieto di fare acquisizioni fino a tale scadenza, il rafforzamento del capitale e una profonda ristrutturazione aziendale. Poiché nel 2022 Mps è ancora in cattive acque, lo Stato ottiene l’autorizzazione a partecipare ad un aumento di capitale per un valore di 1,6 miliardi, portando così la sua partecipazione al capitale della banca al 64%

1. Il salva-Mps e i vincoli europei

Lo Stato italiano è intervenuto tra il 2009 e il 2022 per salvare Mps, spendendo oltre 11 miliardi di euro di fondi pubblici (più 15 miliardi di garanzie). La ricapitalizzazione precauzionale del 2017, autorizzata dalla Commissione europea in deroga al divieto di aiuti di Stato, era vincolata a condizioni rigorose, tra cui:

  • Una scadenza per l’uscita dello Stato dal capitale.
  • Il divieto di fare acquisizioni fino a tale scadenza.

2. La vendita affrettata e il sospetto di aggiramento

Nel novembre 2024, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha ceduto con una procedura d’urgenza (accelerated book-building) il 15% delle azioni Mps. Questa procedura comporta uno sconto per gli acquirenti, facendo rinunciare allo Stato a massimizzare l’incasso, che doveva servire a compensare (solo parzialmente) i costi dei salvataggi.

L’autore sospetta che la fretta sia motivata dall’intenzione di cedere le quote a un gruppo specifico di investitori per pilotare i cambiamenti negli assetti proprietari del sistema bancario (il ”risiko bancario”). Se ciò fosse confermato, il Mef avrebbe aggirato il divieto UE di utilizzare il capitale pubblico di Mps per acquisizioni di altre banche.

3. I rilievi della BCE

Le preoccupazioni sono state espresse in un documento della Presidente del Consiglio di Vigilanza della Banca Centrale Europea (BCE), che ha evidenziato due questioni critiche sul comportamento del Governo italiano:

  1. Uso opaco del “Golden Power”: il Governo usa i suoi poteri speciali in modo asimmetrico, autorizzando operazioni di acquisizione da parte di banche appena ristrutturate (come Mps) e negandole a soggetti (es. Unicredit su Bpm) che sarebbero patrimonialmente più adeguati. Questo evidenzia un conflitto di interessi per il Governo, che è contemporaneamente regolatore e parte in causa.
  2. Violazione delle condizioni di salvataggio: se il Governo è parte attiva nell’acquisizione di Mediobanca, viene violato il principio secondo cui le risorse per salvare una banca devono servire solo alla sua ripresa, non per darle un vantaggio competitivo sul mercato a danno di altri istituti virtuosi che non hanno richiesto aiuti pubblici.

Conclusione

L’articolo conclude che questa vicenda fornisce una chiara spiegazione del perché l’integrazione finanziaria europea non progredisca e l’Unione monetaria rimanga fragile. L’efficacia della politica accomodante della BCE (acquisti di titoli) dipende dal fatto che il suo potere di vigilanza e regolazione mantenga intatta la sua efficacia.

3 dicembre 2025