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Economia

L’Italia è più povera di 20 anni fa?

Sembrerebbe di sì. Questa è la sintesi di un articolo su Il Post intitolato “Ci sono solo due paesi europei in cui le persone sono più povere di 20 anni fa, uno è il Belpaese, l’Italia”.


Italia: più povera di 20 anni fa

L’articolo evidenzia un dato allarmante di Eurostat: tra il 2004 e il 2024, ci sono solo due paesi nell’Unione Europea in cui il reddito pro capite reale (ovvero, il potere d’acquisto effettivo) è diminuito:

  1. Grecia (diminuzione del 5,1%)
  2. Italia (diminuzione del 3,9%)

Questo pone l’Italia, una delle economie più grandi dell’UE, nella stessa condizione della Grecia, che ha attraversato una crisi economica epocale.

Il confronto europeo

  • Media UE: il reddito pro capite reale è aumentato del 22,3%.
  • Paesi dell’Est: hanno registrato picchi straordinari (es. Romania +134%, Lettonia +95%), beneficiando dell’adesione all’UE e partendo da condizioni più svantaggiate.
  • Economie simili: anche rispetto a economie comparabili, il dato italiano è impietoso:
    • Germania: +24,3%
    • Francia: +21,2%
    • Spagna: +10,7%

Mentre gli abitanti di questi paesi stanno meglio rispetto a vent’anni fa, in Italia si sta peggio.

Le ragioni del declino italiano

Le cause sono in parte condivise con l’Europa (crisi economiche, aumento del costo della vita), ma in Italia non si è riusciti a compensare l’inflazione e le crisi a causa di questioni strutturali interne:

  1. Stagnazione economica e PIL: l’economia italiana è cresciuta pochissimo negli ultimi vent’anni, con il Prodotto Interno Lordo (PIL) che è solo leggermente superiore a quello degli anni Duemila, impedendo la crescita dei redditi.
  2. Scelte industriali: l’Italia ha puntato troppo su settori tradizionali (turismo, edilizia) che pagano peggio, anziché su quelli innovativi e ad alta crescita.
  3. Il “piccolo è bello”: la prevalenza delle piccole e medie imprese, spesso con poca capacità di innovazione e una cultura imprenditoriale meno evoluta, si è rivelata un punto di debolezza.
  4. Produttività del lavoro stabile: a differenza di altri paesi, la produttività del lavoro in Italia è rimasta invariata dal 2004, a causa di lavoratori meno istruiti e formati e di contesti aziendali inefficienti, lenti a innovare e appesantiti da burocrazia.
  5. Debolezza sindacale e contratti scaduti: i sindacati italiani non sono stati in grado di negoziare aumenti salariali efficaci negli ultimi vent’anni. Un dato clamoroso è che circa la metà dei lavoratori dipendenti lavora con un Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) scaduto, con una media di due anni e mezzo di attesa per il rinnovo, durante i quali gli stipendi rimangono fermi.

In sintesi, la perdita di potere d’acquisto degli italiani è dovuta a una combinazione di bassa crescita economica, scelte industriali obsolete, scarsa produttività e una cronica incapacità di rinnovare i contratti di lavoro in linea con il costo della vita e l’inflazione.

28 novembre 2025