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Curiosità

C’era una volta

Massimo Gramellini per il suo Caffè di oggi prende spunto da una frase incisiva di una studentessa liceale calabrese, che in una lettera al “Corriere della Sera” ha scritto: «Smettetela di parlarci della scuola di una volta».

Gramellini riconosce che la ragazza ha ragione, e il problema va oltre la scuola: il lessico degli adulti è saturo di codici nostalgici e di un continuo rimando a un presunto “tempo d’oro” del passato, dove tutto era migliore (“più giusto, più serio, meno maleducazione, cibi più buoni, cantanti più bravi, meno ignoranza, ecc.”).

L’autore sostiene che questa narrazione è spesso non vera o esagerata, ma soprattutto che essa risulta fastidiosa e alienante per le nuove generazioni. Un diciottenne si sente un pioniere alle prese con problemi radicati nel presente. Quando l’adulto inizia il “refrain” del «ai miei tempi», il giovane non si ribella, ma si limita a “staccare la spina”, perdendo l’interesse.

Gramellini conclude che la memoria e l’esperienza possono essere trasmesse in modo efficace solo se si evita l’approccio diretto e nostalgico. Riferisce che, quando visita le scuole, ottiene l’attenzione dei ragazzi non quando parla di “come eravamo (noi)” o di “come diventeranno (loro)”, ma solo quando chiede: «come va oggi?». Il dialogo con i giovani deve quindi partire dal loro presente.

28 novembre 2025