Il prof. Leonardo Becchetti ha pubblicato sul quotidiano Avvenire in n articolo critica le recenti decisioni di politica economica italiana in materia di energia, sostenendo che rischiano di bloccare la transizione ecologica e l’indipendenza energetica del Paese, condannandolo a costi più alti.critica le recenti decisioni di politica economica italiana in materia di energia, sostenendo che rischiano di bloccare la transizione ecologica e l’indipendenza energetica del Paese, condannandolo a costi più alti.
Dice Becchetti: ”Le due più grandi disgrazie economiche della storia del nostro paese degli ultimi cinquant’anni sono state infatti causate dalla nostra dipendenza da fonti di energia di cui non possiamo controllare le oscillazioni di prezzo. Quando nel 1974 arriva la prima crisi petrolifera i prezzi del greggio quadruplicano e gli aumenti dei costi delle imprese scatenano un’inflazione a due cifre che inciderà pesantemente in negativo sulla storia economica del nostro paese”.
Ecco i punti chiave della sintesi:
- L’urgenza e il contesto storico: l’autore ricorda che la dipendenza da fonti energetiche esterne e dai loro prezzi volatili è stata la causa delle due più grandi disgrazie economiche italiane degli ultimi cinquant’anni (la crisi petrolifera del 1974 e l’esplosione dei prezzi del gas post-invasione russa dell’Ucraina), che hanno portato l’inflazione a due cifre e impoverimento. La Premier Meloni aveva giustamente indicato come priorità la diversificazione e l’accelerazione della produzione nazionale da rinnovabili, specialmente nel Mezzogiorno.
- L’opportunità mancata (“rigore a porta vuota”): grazie al progresso tecnologico, le fonti rinnovabili rappresentano oggi oltre il 90% della nuova capacità energetica installata nel mondo. Molti Paesi europei (Danimarca, Portogallo, Austria, Svezia) e non (Norvegia, Brasile) hanno già raggiunto quote di elettricità da rinnovabili ben oltre l’80%. L’Italia ha un enorme potenziale: per raggiungere l’obiettivo del 63% di rinnovabili entro il 2030, servono 8-10 GW di nuove installazioni, ma ci sono già richieste di connessione alla rete per circa 346 GW.
- Le nuove regole restrittive: purtroppo, le ultime decisioni contenute in bozza nel Decreto Legge energia rischiano di ostacolare questo slancio.
- Comunità energetiche: la dotazione di fondi per la loro nascita è stata tagliata di oltre la metà, compromettendo molti progetti.
- Aree idonee: l’inasprimento delle regole sulle aree idonee (es. estensione delle “solar belt” e aumento delle distanze dai beni di qualunque tipo) rende di fatto molto più difficile la realizzazione di nuovi impianti.
- Le conseguenze: se il decreto non viene modificato, non solo l’Italia si condanna a restare dipendente dai capricci di chi vende energia e ai conseguenti rischi di nuove impennate di prezzo, ma rischia anche di violare la normativa europea RED II, esponendosi a procedure d’infrazione e ricorsi di costituzionalità.
L’autore conclude con un appello affinché prevalgano “l’equilibrio e il buon senso”, impedendo alla politica di “sbagliare la mira” su quella che è una soluzione relativamente semplice per l’indipendenza energetica del Paese: dare spazio alle energie dei cittadini e delle imprese.
27 novembre 2025





